Il Rumore della Foresta

Insieme possiamo cambiare il mondo

   mag 16

RACCONTI SCUOLA PACINOTTI – VERONA

BASTARDINO SALVA IL PADRONE DA MORTE CERTA

Un trentenne è stato salvato dal suo cane, mentre stava annegando in un laghetto in Trentino Alto Adige a causa di uno svenimento o forse di un tentato suicidio. Trick, un meticcio di tre anni, è corso fino alla casa più vicina, un piccolo albergo, e ha attirato l’ attenzione del proprietario, che dapprima l’ ha legato con una corda alla staccionata, ma poi, vedendolo agitarsi, ha avuto la sensazione, che volesse “dirgli” qualcosa. A quel punto ha liberato il cane, che ha cominciato a fargli cenno di andare con lui, avanzando di qualche passo e poi fermandosi abbaiando, finché l’ uomo si è deciso a seguirlo insieme a suo figlio. Allora il cane è corso verso il lago, dove il giovane galleggiava svenuto, ma vivo, così è’ stato tratto in salvo e poi portato in ospedale, insieme al suo fedele amico.

Classe III A – Istituto di I grado “A. Pacinotti”

STORIA DI MIMÍ, LA GATTINA SALVATA DA MIO PAPÁ

Mimì è una ex-gattina randagia di circa due anni, ha il pelo marrone striato di bianco, due grandi occhi verdi e i baffetti corti e neri. Ogni giorno alle 14.00 in punto veniva davanti a casa mia a chiedere cibo, così io glielo davo e poi giocavamo in giardino. I miei genitori non me la lasciavano tenere in casa, ma sapevano che le ero affezionata e speravo diventasse la “mia” gatta. L’ ho chiamata Mimì, perché un giorno non la trovavo più e così ho provato a chiamarla con tutti i nomi da gatto, che mi venivano in mente, e quando ho gridato “Mimì!” è venuta subito fuori e mi è praticamente saltata in braccio, per farmi le fusa e leccarmi la faccia. A un certo punto è sparita per tre giorni e io ero disperata; piangevo in continuazione, perché avevo paura, che finisse ai bordi della strada spiaccicata da un’ automobile, così l’ abbiamo cercata dappertutto e abbiamo tappezzato la città con la sua fotografia, ma senza risultato. Speravo fosse al sicuro, che magari avesse trovato un padrone, ma alla fine l’ abbiamo ritrovata! Stavo cercandola con i miei genitori, quando l’ abbiamo vista in mezzo alla strada col pelo ritto sulla schiena, che “ringhiava e soffiava” ad una macchina, che stava arrivando di corsa. Stavo slanciandomi per prenderla, ma mia mamma mi ha prontamente afferrato per la maglietta e tirata indietro, invece mio papà, correndo velocissimo, ha fatto una capriola di lato e preso la gattina al volo, prima che venisse investita. Un vero eroe! In seguito abbiamo scoperto il motivo della scomparsa: si era trovata un nuovo amico e dopo qualche tempo mia mamma, con occhio esperto, ha capito al volo la novità: aspettava dei cuccioli! Dopo averla portata dal veterinario, abbiamo deciso di tenerla con noi, così adesso Mimì è la mia gatta veramente e vive in una casetta confortevole in giardino con i suoi bellissimi micetti

Viviana Giona – III A – Istituto di I grado “A. Pacinotti


   mag 10

racconti scuola Pacinotti – Verona

UNA DURA LEZIONE

Patrick era un ragazzo simpatico, i suoi voti erano ottimi e a calcio era molto forte. Un giorno però perse gran parte dei suoi amici a causa di Marco, un nuovo compagno di classe, che gli chiese di uscire con lui e i suoi ala sua compagnia. Patrick scoprì ben presto molti lati nascosti del suo nuovo amico, per esempio che beveva, fumava e certe volte si drogava perfino. Dopo aver sentito e visto queste cose, si spaventò, ma decise comunque di frequentarlo, perché lo considerava già un amico. Cercò di fargli capire, che fumare, bere e drogarsi rovina la vita, ma l’amico non gli diede ascolto. Col passare del tempo Patrick a scuola peggiorò, finì sulla cattiva strada e iniziò anche lui a fumare e a bere, però la droga era una cosa che gli faceva paura. Un pomeriggio Marco iniziò a prenderlo in giro pesantemente, perché non voleva provare, così Patrick per dimostrargli che non aveva paura e non era “un bamboccio” gli promise, che sarebbe andato da un pusher nei giardini della Valverde a comprare un po’ di marijuana. La sera, prima di andare a letto, rubò dei soldi a sua mamma, perché quelli della paghetta mensile non erano abbastanza e il pomeriggio successivo dopo la scuola Patrick e Marco andarono dallo spacciatore a prendere la droga, ma i soldi non bastavano, così lo spacciatore, che lavorava per la mafia, gli fece una proposta cioè saldare il debito vendendo un po’ di droga ai suoi amici. Patrick gli diede tutti i soldi, che aveva e promise di pagare il resto. Dopo un pomeriggio di “sballo” tornò a casa, ma lo spacciatore gli telefonò e gli disse che la mattina, prima di andare a scuola, doveva passare da lui a prendere la merce da vendere ai compagni. Non avendo scelta, accettò, però quel giorno non riuscì a vendere niente. Lo spacciatore, quando lo seppe, si arrabbiò moltissimo e lo minacciò, ma Patrick promise che sarebbe riuscito a vendere tutto entro 24 ore. Era terrorizzato, perché non sarebbe mai riuscito a farlo e nella sua testa si immaginava già lo spacciatore, che lo uccideva a mazzate e lo scioglieva nell’ acido, finche non gli arrivò un messaggio da un amico, che lo invitava ad una festa. Tutto contento si preparò per andarci, portandosi la roba, e quella sera riuscì a venderla tutta, perché chi non comprava, veniva considerato uno sfigato. Ne facevano uso tutti, tranne Patrick, che ne aveva già avuto abbastanza. La mattina seguente sentì una notizia alla TV: “Tre ragazzi trovati morti nelle loro abitazioni, per aver fatto di sostanze stupefacenti tagliate. Ora è caccia allo spacciatore”. Patrick pensò che avrebbero potuto essere i suoi amici e si sentì terribilmente in colpa per quello che aveva fatto. Non volle più frequentare Marco, anzi decise di andare dalla polizia per denunciarlo. Rischiò di finire di galera anche lui per cinque anni, ma la pena gli fu scontata per la giovane età e perché aveva fatto smantellare il racket. Promise che non avrebbe più toccato la droga e che avrebbe aiutato i giovani a non fare il suo stesso errore, così aderì a un progetto ministeriale contro le dipendenze e iniziò a girare per le scuole parlando della sua storia, che concludeva sempre usando questo slogan: “Non drogatevi, farete solo del male a voi stessi e chi vi sta vicino!”.

Lorenzo Viviani – III A – Istituto di I grado “A. Pacinotti”

DONNA SALVATA NEL CANALE

Ieri mattina una donna si è buttata in un canale ed è stata salvata grazie all’ intervento di due ciclisti, che si stavano allenando lì vicino e hanno dato subito l’ allarme. La donna è stata notata con il volto rivolto verso l’ alto e perciò in un primo momento era stata creduta morta. La donna stava tentando il suicidio a causa dii alcuni debiti, che non riusciva a saldare. I vigili del fuoco sono accorsi sul posto, l’ hanno riportata a riva e tranquillizzata prima del ricovero in ospedale.

Filippo Cenci – II A – Istituto di I grado “A. Pacinotti”


   apr 29

CHE BEL REGALO DI COMPLEANNO!

Mi è piaciuto quando il papà mi ha regalato il pappagallo e c’era mio cugino e mio papà me lo ha messo sulla spalla e si è addormentato.
R. C.
Classe prima
Scuola primaria statale a tempo pieno Lorenzo Calabrese S. Vito al Mantico


   apr 29

CACCIATRICE DI GRANCHI

CACCIATRICE DI GRANCHI

IN MESSICO MI SONO DIVERTITA PERCHE’ HO ALZATO I SASSI E C’ERANO I BUCHI CHE DENTRO I BUCHI C’ERANO I GRANCHI E NOI ABBIAMO MESSO IL MANICO DELLA SCOPA DENTRO I BUCHI E SI ATTACCAVANO AL MANICO DELLA SCOPA .
A.V
CLASSE PRIMA SCUOLA PRIMARIA STATALE A TEMPO PIENO “LORENZO CALABRESE” SAN VITO AL MANTICO


   apr 27

RACCONTI SCUOLA PACINOTTI – VERONA

LA VORAGINE

Martedì 24 aprile 2012 una ragazza stava passeggiando in una grande città cinese,.quando improvvisamente si è aperta una voragine di sei mesi nel marciapiede, proprio sotto i suoi piedi, ed è sparita sotto terra, precipitando nel vuoto. Fortunatamente stava passando di lì un taxi e l’ autista, che aveva assistito in diretta a quella scena da incubo, degna di un romanzo horror, ha bloccato immediatamente la macchina ed è corso sul bordo della voragine. Vedendo che la ragazza era ancora viva, anche se sotto choc, non ha esitato a calarsi nella buca, per soccorrerla. Subito dopo sono arrivati i pompieri, che li hanno tirati fuori, coperti di fango, ma senza gravi ferite.

Classe III A – Istituto di I grado “A. Pacinotti”

JAMES DORLICK, IL MAGO DEL VOLONTARIATO

Tanto tempo fa nel nostro mondo vivevano maghi, folletti, elfi e streghe, delle creature speciali temute da alcuni uomini, che li attaccavano, usando amuleti anti-magia. Gli essere magici perciò, per precauzione, si ritirarono in luoghi inaccessibili, per insegnare ai loro piccoli e agli apprendisti potenti incantesimi, per difendersi dalla razza umana…

James Dorlick si stava annoiando, stava volando da tre ore, ma di lì a poco avrebbe raggiunto l’ isola, dove avrebbe avuto luogo il suo esame finale. Per diventare un mago, il giovane avrebbe dovuto scalare una montagna senza usare la magia, battere il drago che viveva sulla cima, usando al massimo cinque incantesimi, ma soprattutto non doveva farsi scoprire dalla popolazione, che abitava alle pendici del monte. Eccola! Si scorgeva già l’ isola: James atterrò dolcemente su un prato in fiore e si diresse verso il villaggio vicino, lo raggiunse in fretta e purtroppo la prima cosa, che vide, furono moltissime persone, che vivevano per strada. Si avvicinò alla bancarella di un negozio e acquistò molto cibo, vestiti, coperte e altre cose utili; finite le compere, affittò un alloggio in una locanda e si rese conto, di aver finito quasi tutti i soldi. Quella sera al chiaro di luna uscì dalla locanda e si accorse che la strada era piena di persone addormentate, ma soprattutto che c’erano molti bambini in più rispetto alla mattina. In seguito scoprì che di giorno essi uscivano dal villaggio, per giocare ed esplorare posti nuovi. James si diresse nel giardino della locanda, scavò una piccola fossa nella terra e, richiamando a sé tutti i suoi poteri, estrasse dal terreno delle particelle d’ oro che, fuse insieme, formarono molte monete per un valore pari a centomila denari. Quella notte dormì un po’ più sereno e il giorno dopo, non potendo usare troppo la magia, per non essere scoperto dagli uomini, si recò da un architetto e da un falegname, che dopo una lunga discussione, accettarono la sua richiesta cioè costruire in pochi giorni una grande casa a molti piani. James aveva promesso loro molti soldi, poi soddisfatto li lasciò, prese tutto ciò che aveva comprato il giorno prima, radunò tutti i bisognosi e diede loro cibo, acqua ed indumenti, raccontando della casa in costruzione. Sì, era proprio per loro! A cena il giovane conobbe i bambini e, parlandoci insieme, scoprì moltissime cose sulla montagna. Il giorno dopo i piccoli lo guidarono fino alla cima, usando un percorso segreto con sentieri pieni di scorciatoie. Qui James scorse la tana del drago, il cui ingresso era invisibile agli occhi umani, poi tornarono al villaggio. Quella sera l’ aspirante mago rifece da solo la strada, che gli avevano mostrato, trovò il drago addormentato e, cogliendo al volo l’ occasione, lo tramutò in pietra, ghiaccio, acqua ed infine vapore! In quel momento apparve la Commissione Maghi, che gli consegnò il diploma e un anello a forma di drago con uno smeraldo incastonato. Tre mesi dopo James aveva fondato moltissime case in tutta la regione, per ospitare i poveri e i bisognosi ed aveva anche a disposizione moltissimi volontari, anche alcuni maghi, che si erano uniti a lui per “aiutarlo ad aiutare”. Molte persone mandarono soldi, per finanziare i suoi progetti, così fondarono anche centri ricreativi per gli anziani, che durante le vacanze rimanevano soli, e doposcuola per i bambini, che avevano difficoltà nello studio. Fu così che grazie a James Dorlick, l’ apprendista stregone, migliaia di persone furono di nuovo felici… grazie alla semplice magia del volontariato!

Pietro Rossi – III A – Istituto di I grado “A. Pacinotti”

LO SCIPPATORE IN TRAPPOLA

All’ incirca un anno mi trovavo in un ipermercato veronese, uno di quei supermercati giganti, dove c’è di tutto e di più. Ad un certo punto fui attratto da un negozio di videogiochi, ma un attimo dopo sentii un urlo femminile: “Aiuto! Aiuto! Mi hanno rubato la borsa!” Un brivido mi corse giù per la schiena: volevo fare qualcosa, però essendo solo un ragazzino, non sapevo bene cosa. Il ladro scappava e mi avrebbe sicuramente travolto, poi vidi un ragazzo di circa venti anni correre, inseguendo lo scippatore, che stava percorrendo il corridoio dei negozi di telefonia mobile. Si vedeva che il ladro era stanco, per il semplice fatto che correva sempre più lentamente, ansimando, mentre il ventenne era ancora carico d’ energia e gli mancava poco, per prenderlo. Ormai il ladro era vicino all’ uscita, dove lo aspettava il motorino pronto per la fuga, ma era in trappola, perché era stato accerchiato da molta gente, così non ci volle niente per bloccarlo definitivamente. Nel frattempo alcune persone avevano chiamato la polizia, che arrivò subito dopo e arrestò lo scippatore, restituendo la borsa alla donna, ma il ladro era stato preso soprattutto grazie al “giovane gentiluomo”, che lo aveva rincorso per l’ ipermercato, facendo così finire la storia nel verso giusto.

Davide Coppola – II A – Istituto di I grado “A. Pacinotti”

LA CADUTA

Circa due settimane fa, nel mio palazzo, una signora anziana è inciampata Inspiegabilmente sulle scale ed è scesa di due piani rotolando, finchè non ha sbattuto contro il muro. La mia vicina ha chiamato subito l’ ambulanza, ma la signora si è incredibilmente alzata da sola e se l’ è cavata con una microfrattura al braccio. Tutto bene, vista la caduta spettacolare!

Amir Ben Romdhane – II A – Istituto di I grado “A. Pacinotti”


   apr 26

una gita a torino

UNA GITA A TORINO
Mi sono divertito quando sono andato a Torino con i miei amici e poi siamo andati anche a un museo degli Egizi.
G.C.

CLASSE PRIMA SCUOLA PRIMARIA STATALE A TEMPO PIENO “LORENZO CALABRESE” SAN VITO AL MANTICO


   apr 25

QUANDO SONO NATO

A me è piaciuto quando sono nato e avevo zero anni!!!!!! ( R. M.)

CLASSE PRIMA SCUOLA PRIMARIA “L. CALABRESE” SAN VITO AL MANTICO


   apr 25

UN NUOVO AMICO

Io stavo cercando un amico per giocare a nascondino. E dopo G. ha voluto giocare con me a nascondino. ( M. C.)

CLASSE PRIMA SCUOLA PRIMARIA “L. CALABRESE” SAN VITO AL MANTICO


   apr 25

UN FIORE PER LA MAMMA

Una domenica mattina io e i miei genitori
siamo andati in chiesa.
Dopo la messa siamo usciti e c’era una
signora con un tavolino che vendeva dei
fiori tutti colorati, io e la mia mamma ne
abbiamo presi un pò.

M.V.

Classe Prima Scuola Primaria Statale a tempo pieno
“Lorenzo Calabrese” San Vito al Mantico – Bussolengo – Verona -


   apr 25

IL REGALO DEL MIO PAPA’

Quando mio papà mi ha comprato lo snowboard
mi piaceva tantissimo, ero sempre contentissimo mi piaceva tantissimo.
Quando me l’ha comprato
mi è piaciuto tantissimo,
mi è piaciuto tantissimissimo,
mi è piaciuto tantissimisimisimissimo,
superdivertentetissimo- missimo.
R.G.

CLASSE PRIMA SCUOLA PRIMARIA STATALE A TEMPO PIENO
“LORENZO CALABRESE” SAN VITO AL MANTICO


   apr 25

IL COMPLEANNO DELLA MAMMA

Io ho comprato i fiori per la festa della mamma e lei ha detto grazie.
Abbiamo mangiato la torta e le abbiamo dato i fiori rossi.

A.S.

CLASSE PRIMA SCUOLA PRIMARIA STATALE A TEMPO PIENO “LORENZO CALABRES” SAN VITO AL MANTICO


   apr 25

L’ARCOBALENO

Un giorno con mio papà e mia mamma sono
andata alla Grande Mela.
Sono andata dentro da Toys e dalla finestra si
vedeva l’arcobaleno.
Era uno spettacolo bellissimo da vedere.

G.B.

Classe Prima Scuola Primaria Statale a tempo pieno
“Lorenzo Calabrese” San Vito al Mantico – Bussolengo – Verona -


   apr 25

LA BANITZA

Mi è piaciuto quando siamo andati aL supermercato con la mamma. Abbiamo comprato uova e formaggio
così dopo a casa insieme con la mamma e mia sorella abbiamo preparato la banitza. La banitza è
una gustosissima torta salata che io adoro ed è un piatto bulgaro.

G. B.

Classe prima scuola primaria statale a tempo pieno “Lorenzo Calabrese” San Vito al Mantico


   apr 25

UN POMERIGGIO AL MUSEO

Un giorno i miei genitori mi hanno portato in un museo e ho visto i fossili, le armi degli uomini primitivi e ho visto delle ossa dei dinosauri e c’erano anche degli animali imbalsamati.
E’ stato bellissimissimo.
N.P.

CLASSE PRIMA SCUOLA PRIMARIA STATALE A TEMPO PIENO “LORENZO CALABRESE” – SAN VITO AL MANTICO.


   apr 25

L’AMICA DEL CUORE

E’ stato bello quando ho rivisto la mia amica del cuore e abbiamo giocato insieme. Il suo nome è R. e con lei sto molto bene!

b.n.
Classe prima scuola primaria statale a tempo pieno “lorenzo calabrese” san vito al mantico


   apr 25

L’ASTUCCIO ROSSO E BLU

Quando mia mamma mi aveva comperato un astuccio nuovo.
E l’ ho ringraziata era rosso e blu.

R.L.M


   apr 25

UN REGALO PER TUTTI

Ieri mio fratello è andato alla Grotta Gigante e ci ha regalato a tutti un fossile.
Il fossile che ci ha portato è fucsia e rosa e tutto brillante.
E’ proprio bello e siamo stati molto felici .
Mio fratello è stato gentile perché ha pensato a noi.

F.Z.C.


   apr 25

HO CAMBIATO CASA

E’ stato bello cambiare casa con la mia mamma, era bellissimo cambiare casa. Prima ero in un edificio in alto e dopo ero a piano terra.

L. Z.

Classe prima Scuola Primaria statale a tempo pieno ‘’Lorenzo Calabrese’’
San Vito al Mantico


   apr 25

LE COSE CHE MI PIACCIONO

Mi è piaciuto quando ho piantato i fiori.

Mi è piaciuto andare al lago con la mia famiglia.

Mi è piaciuto quando ho fatto un disegno per la maestra Lucia.

A.P.

CLASSE PRIMA SCUOLA PRIMARIA STATALE A TEMPO PIENO “LORENZO CALABRESE” SAN VITO AL MANTICO


   apr 25

ECCO QUELLO CHE MI PIACE

Mi è piaciuto quando ho piantato i fiori con mia mamma.
Io sono andata a comprarmi le scarpe.
Mi è piaciuto quando sono andata al lago.
P.A.

CLASSE PRIMA SCUOLA PRIMARIA “ L. CALABRESE” SAN VITO AL MANTICO


   apr 25

I MIEI RICORDI

Il mio papà e la mia mamma quando eravamo a Barcellona mi hanno portato a Barceloneta a vedere i petti rossi.

Io vado a calcio con un mio compagno di classe 1° che si chiama L.Z..

Io una volta sono andato al mare con la mia famiglia il posto si chiama Santo Domingo e di soprannome si chiama Viva dominicus.
N. D.

CLASSE PRIMA
SCUOLA PRIMARIA STATALE A TEMPO PIENO “LORENZO CALABRESE” SAN VITO AL MANTICO.


   apr 25

UNA NONNA SPECIALE

Io ho una nonna davvero magica lei riesce a fare gioielli e vestiti quella nonna è una nonna davvero
speciale è la nonna Rachele.

C.P.

CLASSE PRIMA SCUOLA PRIMARIA STATALE A TEMPO PIENO LORENZO CALABRESE SAN VITO AL MANTICO


   apr 25

DIVERTIMENTO

Io e la mamma conosciamo un parcogiochi che c’è una pista che ci puoi andare con la bicicletta e ci
sono i semafori.
C.P.
CLASSE PRIMASCUOLA PRIMARIA “L. CALABRESE” SAN VITO AL MANTICO


   apr 25

I MIEI AMICI DEL CUORE

I miei amici del cuore

Un giorno mi sentivo solo e dopo un po’ dei miei amici sono venuti a chiedermi di giocare con loro e insieme ci siamo divertiti tanto e abbiamo giocato a palla prigioniera. Il primo giorno di scuola ho conosciuto Z. e ero sicuro che ci saremmo divertiti molto e sapevo che era l’amico giusto.

L. P.
SCUOLA PRIMARIA STATALE A TEMPO PIENO “ L.CALABRESE” SAN VITO AL MANTICO


   apr 25

A CACCIA DI GRANCHI

Quando io vado al mare con mio cugino Riccardo e il suo
amico Edoardo, andiamo a cercare i granchi.
Io riempio il mio secchiello con acqua e sabbia e quando
troviamo dei granchi li mettiamo nel secchiello.
M.A
Classe Prima Scuola Primaria Statale a tempo pieno
“Lorenzo Calabrese” San Vito al Mantico – Bussolengo – Verona -


   apr 25

A CASA DI MIO CUGINO

IO E IL MIO PAPA’ E LA MIA MAMMA SIAMO ANDATI A CASA

DI MIO CUGINO SEM E DI GABRIELE. ABBIAMO GIOCATO CON LA

MOTO. E’ STATO MOLTO BELLO.

F.V.

CLASSE PRIMA SCULA PRIMARIA STATALE A TEMPO PIENO ‘LORENZO CALABRESE’

SAN VITO AL MANTICO.


   apr 25

IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA

Il primo giorno di scuola ero felice e ho conosciuto tanti amici e amiche.
Sono entrata in classe con R.
Mi hanno accompagnata mamma e papà.

G. S.

CLASSE PRIMA SCUOLA PRIMARIA STATALE A TEMPO PIENO “LORENZO CALABRESE” SAN VITO AL MANTICO.


   apr 23

RACCONTI SCUOLA SECONDARIA DI I GRADO “A. PACINOTTI” – VERONA

SCAMPATO ANNEGAMENTO

“Stava per annegare, saremo per sempre grati al cane!” dicono i genitori.

Il 7 aprile 2012 verso le 10.30 il piccolo Luca, di circa 6 anni, si allontana dai genitori per fare il bagno. In poco tempo, senza neanche accorgersene, si spinge troppo al largo e in breve non tocca più con i piedi il fondo sabbioso. Grida, ma nessuno lo sente. Se ne accorge Bobo, un esemplare di 2 anni di golden retriever. Il Labrador fortunatamente riesce a scappare dal guinzaglio del padrone e si precipita in acqua. Nuotando lo raggiunge, lo prende per il costume e riesce miracolosamente a riportarlo a riva. In poco tempo arriva l’ ambulanza, che porta il piccolo in ospedale per accertamenti, anche se i medici rassicurano i genitori, che Luca sta bene.

Sara Angelini – II A – Istituto di I grado “A. Pacinotti”

FURTO SVENTATO

Giovedì 5 aprile 2012 la signora Genoveffa è stata rapinata a Milano da un noto criminale, che gli ha sottratto la borsa contenente qualche centinaia di euro. La signora, molto ricca e discendente da un’ antica casata cittadina, ha fornito un identikit talmente preciso, che il ladro è stato immediatamente identificato e arrestato sabato 7 aprile, proprio mentre stava mettendo a segno un altro colpo. La nuova vittima, infatti, ha fatto resistenza e il criminale è caduto dal motorino, svenendo. Al suo risveglio ha trovato i carabinieri, che hanno recuperato la refurtiva e l’ hanno portato in carcere.

Simone Zerbinato – II A – Istituto di I grado “A. Pacinotti”

IL CUCCIOLO SALVATO

In città ho sentito una storia terribile su un povero cagnolino, che vagabondava per strada. Un ragazzo sui trent’ anni ha trovato il cuccioletto, che aveva una zampa rotta e invece di curarlo o ignorarlo lo ha bastonato. peggiorando la situazione e facendolo soffrire molto. Il povero cucciolo, che non gli aveva fatto niente, era in condizioni orribili, ma poi alcune persone l’ hanno trovato e portato da un veterinario, che l’ ha curato. Ora è guarito, ha una bella casa e una fantastica padrona, che non lo lascia un attimo. Il ragazzo crudele è stato denunciato e messo in prigione per maltrattamento agli animali.

Bianca Magdalena Tasnadi – II A – Istituto di I grado “A. Pacinotti”

UN VALIDO AIUTANTE PER LA SPESA

Un ragazzino di circa 10 anni ha aiutato una signora disabile, ad attraversare la strada e poi l’ ha anche accompagnata a fare la spesa. Quando sono usciti dal supermercato, vedendo che non sarebbe stata in grado di andare a casa da sola, con il cellulare ha chiamato la mamma, che è venuta a prenderli e ha portato a casa la signora.

Oduwa Nancy Aiwuyo – II A – Istituto di I grado “A. Pacinotti”

IL VALORE DEL CALORE UMANO

La mia mamma lavora a casa di una signora anziana, guadagna dei soldi per pulirle la casa e farle da mangiare, però a volte va a trovarla solo per farle compagnia e non riceve soldi per questo. Qualche giorno fa la signora Maria è caduta dalle scale e si è rotta un braccio; gli abitanti del suo condominio hanno chiamato un’ ambulanza e la signora è andata in ospedale, dove l’ ha raggiunta la figlia, che ha chiamato mia mamma per avvertirla, che era all’ ospedale. Quando Maria è tornata a casa, mia mamma è andata subito a trovarla, per chiederle come stava e chiacchierare un po’ con lei. Era così contenta, che mia mamma fosse lì con lei, che, parlando, ha fatto il suo primo sorriso dopo l’ incidente.

Hemilly Oldoni – II A – Istituto di I grado “A. Pacinotti”

UN EROE A CARO PREZZO

Luca Candisio è un vero eroe, perché ha salvato il piccolo Gianluca Franchini da un grave incidente, in cui, senza il suo intervento, avrebbe trovato sicuramente la morte. Gianluca stava giocando a calcio in un parco, quando la palla è finita in strada; il ragazzo è andato a riprenderla e ha attraversato la strada, senza accorgersi, che stava arrivando una macchina ad alta velocità. Luca, che stava andando al lavoro, l’ ha visto e si è precipitato a salvarlo. Le sue gambe purtroppo sono state schiacciate dall’ automobile ed ha pagato a caro prezzo il suo gesto coraggioso, perché ora è in carrozzina paralizzato, anche se resterà per sempre nel cuore della famiglia Franchini e soprattutto di Gianluca, che gli deve la vita.

Dinuk Pahalawatta – II A – Istituto di I grado “A. Pacinotti”

PANDA E BAMBÚ

La dieta d’ amore di Yuan e Huan? Trenta chili di bambù al giorno per metter su famiglia!

Appena sono arrivati allo zoo di Beauval, a Saint Aignan, nel cuore della Francia, Yuan Zi Huan Huan non hanno fatto che mangiare canne di bambù, proprio come facevano in Cina. Una razione di trenta chili al giorno, che tra non molto farà sembrare gli ottanta chili di oggi un,ontano ricordo. I veterinari dello zoo prevedono che quando i due panda saranno adulti peseranno duecentocinquanta chili e raggiungeranno il metro e ottanta di lunghezza, contro il metro e cinquanta odierni. I due esemplari, un maschio e una femmina, regalati dalla Cina ai Francesi, si sono già ambientati nel a nuova casa, che riproduce in modo fedele l’ habitat naturale orientale. Nello zoo di Beauval sono già diventati delle star: ogni giorno, alle prime ore del mattino, centinaia di persone fanno la fila per vedere i panda, prima che si appisolino fino a sera, poichè essendo animali notturni di giorno amano dormire. E ora nello zoo francese tutti sperano che Yuan Zi e Huan Huan si diano da fare, per allargare la famiglia.

Arianna Rigatelli – II A – Istituto di I grado “A. Pacinotti”

LA FORESTA RINATA

Tanto tempo fa, quando non c’era ancora l’ energia elettrica, gli abitanti delle foreste dovevano tagliare gli alberi, per avere la luce e riscaldarsi. La foresta si indebolì, ma alle persone non importavano gli alberi, finché un po’ alla volta diminuì l’ ossigeno e le persone dovettero fare qualcosa, per riportare in vita la foresta. I cittadini non sapevano più cosa fare, era un disastro, ma ad uno scienziato “cittadino della foresta” venne in mente di utilizzare i fiumi e grazie ad una sua nuova invenzione produsse energia e calore, senza bisogno di tagliare le piante. Poi la gente raccolse tutti i semi degli alberi della città, per far ricrescere la foresta, che con il tempo crebbe rigogliosa come prima. L’ ossigeno tornò al 100% e gli uomini, imparata la lezione, fondarono un progetto dal nome “L’ albero è una vita”, aiutando il mondo a essere più pulito e felice.

Willian Rodrigues Sales – II A – Istituto di I grado “A. Pacinotti”

IL RINNOVO DELLA STORICA VIA FERRATA “BIASIN”

Dopo anni di incuria, che rendevano pericolosa la scalata della via ferrata “Biasin”, finalmente la provincia di Trento ha finanziato i lavori di manutenzione, che si sono conclusi nel giro di due settimane con una spesa di circa 20.000 euro. Tutti i chiodi e i vecchi cavetti sono stati sostituiti, rimettendo in sicurezza la storica via ferrata sulla parete di Passo Pertica, che porta alla vetta principale.

Simone Baschera – II A – Istituto di I grado “A. Pacinotti”

MATRIMONIO DA FAVOLA

Una settimana fa nella bassa bresciana una giovane laureata si è sposata con una cerimonia da favola: la chiesa era addobbata con nastri di tutte le gradazioni del rosa e così pure candele, fiori, fiocchi ed altri addobbi. Il suo vestito era uno splendore e aveva perfino le scarpette di cristallo, ma per fortuna a mezzanotte la ragazza non si è trasformata in una povera Cenerentola!

Gloria Godizzi – II A – Istituto di I grado “A. Pacinotti”

LA CASA DELLA SPERANZA

In Thailandia c’è una casa che si chiama Baan Urak. Dove vivono bambini orfani e ragazze madri. Questa casa offre ospitalità a persone disagiate e ci sono anche importanti progetti, che riguardano la raccolta di cibo perle persone esterne al centro di accoglienza. In questa casa ai bambini viene data una buona istruzione e, quando arriva il momento, vengono anche mandati all’ università a Bangkok. I ragazzi fanno anche attività sportiva all’ interno del centro come la danza e lo yoga, inoltre hanno un corretto regime alimentare, sono vegetariani e ci sono anche vari progetti educativi inerenti l’ alimentazione. I bambini possono essere adottati a istanza , assicurando così un bel futuro per loro le ragazze madri imparano a tessere e si prendono cura dei bambini; la tessitura è un’ ottima fonte di sostentamento per la casa ed è un mestiere, che potrà garantire loro un futuro dignitoso. La fondatrice di Baan Urak è Donata Dolci, mia zia, che ha dedicato tutta la sua vita alla costruzione e alla gestione di questa casa.

Martina Coati – II A – Istituto di I grado “A. Pacinotti”
IL DONATORE DI SANGUE

Mio nonno ha un gruppo sanguigno rarissimo e da giovane, donando il sangue, ha salvato molte vite in grande pericolo. Una volta ha salvato la vita di un bambino di quattro anni, che aveva avuto una gravissima emorragia e ricorda sempre con gioia, quanto era felice, dopo aver saputo che grazie a lui quel bambino stava di nuovo bene.

Daniela Talmaci – II A – Istituto di I grado “A. Pacinotti”

IL BAMBINO CAPRICCIOSO E LA GIOIA DI DONARE

In un paesino di montagna viveva un bambino di nome Gianni insieme ai suoi genitori e a sua sorella. Possedeva tutto ciò che un bambino può desiderare: aveva una camera tutta sua piena di giocattoli, la TV, un cane, un coniglio e dodici pesci rossi, ma non era mai contento ed era sempre imbronciato. Pensava solo a se stesso e i genitori, preoccupati, non sapevano più cosa fare. Una mattina Gianni andò in cucina e fece colazione con la sua famiglia, pii si alzò e disse. “Mamma, voglio un pony!”. Lei, sapendo che non potevano permetterselo, rispose: “Mi dispiace, figliolo, non possiamo comprare un pony: costa troppo e questa volta non possiamo proprio accontentarti”. Allora il bambino si girò verso il padre e gridò “Papà, voglio un pony! Lo VOGLIO!” ma la risposta fu la stessa. Allora Gianni prese la giacca e la cartella e se ne andò a scuola arrabbiatissimo. Frequentava la quarta elementare e nella sua classe c’era una nuova compagna, che non sapeva fare le divisioni. Quel giorno la maestra ne assegnò dieci per il giorno dopo e lei si mise a piangere disperata, dicendo. “Non ce la farò mai. Ci metto mezz’ora a farne una e la sbaglio pure! Come farò domani?”. Allora Gianni, che l’ aveva sentita , fece uno sforzo e l’ invitò a casa sua, per fare i compiti insieme. Lei lo ringraziò tutta contenta, perché lui era bravissimo e si divertirono un mondo, facendo i compiti, giocando e inventando tante storie. Per la prima volta il piccolo egoista si sentì veramente felice e si vergognò della scenata fatta la mattina per il pony. Da quel giorno aiutò tutte le persone in difficoltà, che incontrava, e donò una parte dei suoi giochi ai bambini più poveri del paese. Si scusò con i suoi genitori e con la sorella e disse. Ho finalmente scoperto, che per essere felici, basta aiutarsi a vicenda e volersi bene: non servono né tanti giocattoli, né vestiti firmati e nemmeno un pony!”. I genitori e la sorellina seguirono il suo esempio e si unirono ai volontari della parrocchia, per aiutare le persone anziane e malate del paese.

Camilla Bay – III A – Istituto di I grado “A. Pacinotti”

IL PARTIGIANO BELLAGAMBA

La nostra professoressa di italiano ci ha raccontato, che il suo papà durante la seconda guerra mondiale ha fatto parte della Resistenza. Nel 1943, quando aveva solo 18 anni, si è unito a un gruppo di partigiani: si chiamava Primo Lunardon, ma il suo nome in codice era Bellagamba, perché aveva gambe dritte e forti, che gli rendevano facile camminare velocemente nei boschi e scalare le montagne. Il 28 settembre 1944 era in missione con la brigata Garibaldi nei pressi di Ventimiglia, ma sono arrivati i Nazisti, che li hanno inseguiti. I suoi compagni gli hanno detto di scappare, ma nel bosco si è trovato di fronte un militare tedesco ancora più giovane di lui, poteva avere 16 anni al massimo. Invece di sparargli, ha abbassato il fucile, perché il ragazzo aveva due grandi occhi azzurri pieni di paura, ma l’altro invece non si è fatto tanti scrupoli e gli ha sparato, ferendolo gravemente alla testa. Forse non gli hanno dato il colpo di grazia solo perchè aveva un cappotto militare americano o per il suo aspetto molto “ariano”, ma la cosa assurda è che è stato fatto prigioniero e curato per bene, per poi spedirlo in campo di concentramento. La vita nei lager era terribile, come abbiamo letto anche nel libro “Se questo è un uomo” di Primo Levi, e lui faceva fatica a tenere accesa la speranza, perché era un orfano della “Casa dei buoni fanciulli” di don Calabria e a casa non c’era una famiglia ad aspettare il suo ritorno. Parlava pochissimo di quel periodo, l’ unica cosa che diceva era che la disperazione era tale, che quando bombardavano la città vicina, i prigionieri uscivano dalle baracche e speravano che le bombe colpissero il campo. Alla fine è sopravvissuto a quella tremenda esperienza e quando hanno liberato il campo di concentramento, è tornato a casa a piedi dalla Germania, portando con sé alcune foto prese delle carte d’ identità di compagni, che non ce l’ avevano fatta, con dietro il loro vero nome e l’ indirizzo, per restituirle ai loro cari; spesso infatti i partigiani davano nomi falsi, per evitare ritorsioni sulle famiglie, che così talvolta non sapevano nemmeno, che fossero morti e attendevano inutilmente il loro ritorno. In una busta, insieme alla sua carta di riconoscimento del campo di concentramento, ha conservato con cura quelle poche foto, che non è riuscito a riconsegnare, perché la vita di quelle persone non fosse dimenticata del tutto e per ricordarsi sempre, che lui era stato molto fortunato. La nostra insegnante ci ha portato alcuni documenti dell’ epoca, vecchie carte ormai ingiallite dal tempo firmate da personaggi importanti come il generale Alexander del comando delle forze alleate e nella foto della sua “Ausweis” il partigiano Bellagamba, con il numero di matricola del campo di internamento ben in vista, sorride alla macchina fotografica, felice di essere ancora vivo e consapevole che finalmente Hitler e Mussolini avevano i giorni contati e la guerra stava per finire.

III A – Istituto di I grado “A. Pacinotti”


   apr 22

Il cane e i ragazzi

14/05/2009

Caro diario,
Oggi ho visto al telegiornale una bellissima e commovente storia…
Questa storia mi è piaciuta particolarmente perché: una famiglia povera composta da sole tre persone riesce ad arrivare in cima. Una settimana fa una famiglia senza cuore ha abbandonato un cucciolo di pochi mesi, sul bordo di una strada dispersa, dove vivono anche i protagonisti di questa storia, i tre ragazzi trovarono il cane, lo curarono, lo lavarono con l’ acqua del fiume che scorreva fresca nelle vicinanze della casa dei ragazzi; I ragazzi abitavano in una piccola casa abbandonata vicino alle Alpi, una volta erano soli e tristi ma quel cane gli aveva migliorato la vita, perché un giorno mentre giocavano allegri in un grande prato verde, una signora che non poteva avere figli, li vide e li adottò tutti e quattro.

Saly Konate


   apr 20

NON SALIRE SUI TAVOLI!

Quando avevo sei anni, stavo a casa con la mia pro zia e mia nonna perché mia madre era al lavoro e tornava alle cinque.
Mi ero andato a sedere sopra la tavola dove stavo giocando con dei giochi, poi dalla tavola volevo sedermi sulla sedia ma nel fare il movimento per scendere sono caduto all’indietro e ho sbattuto forte la testa.
Subito dopo è arrivata la pro zia che mi ha portato sul divano e poi ha chiamato la nonna che si trovava al piano di sotto. Io piangevo e urlavo quindi mi hanno messo subito molto ghiaccio e hanno chiamato i miei genitori che dopo mezz’ora erano a casa.
La mamma toccandomi dove accusavo male ha sentito un bernoccolo grosso. Il papà mi chiese come mi sentivo e io risposi che mi veniva da vomitare e da dormire quindi capito che non era una piccola botta. Mi portarono all’ospedale dove mi fecero una TAC e mi diagnosticarono un trauma cranico.
Mi tennero una notte in ospedale e ogni due ore veniva un infermiere a svegliarmi per vedere se rispondevo agli stimoli. Il giorno dopo mi hanno dimesso e tutto è finito bene (anche se adesso sento ancora il bernoccolo) e ho imparato che non devo salire sulla tavola.
A.M. 1H scuola V. Betteloni VR


   apr 20

ESCURSIONE IN MONAGNA CON IL BOTTO!

Una bella Domenica, con dei nostri amici, siamo andati a fare una passeggiata in montagna, nella località di Madonna della Neve, con l’obiettivo di raggiungere le pendici del Monte Baldo e ammirare delle belle cascate.
Era autunno inoltrato e il terreno era ricoperto di foglie colorate e bagnate.
Eravamo quasi vicini alla meta quando, ad un tratto, ci trovammo di fronte ad ostacoli rocciosi, che dovevamo superare per poter andare avanti.
Il papà delle mie due amiche, Saverio, aveva in braccio Francesca, la figlia più piccola, che non sapeva arrampicarsi. Decise allora, tenendola tra le braccia, di provare a superare l’ostacolo, senza, però, fare i conti con la roccia bagnata. Scivolò, prendendosi una botta all’osso sacro. Francesca, invece, si fece male alla testa. Niente di grave per fortuna, anche se, poco dopo, spuntò un simpatico bernoccolo sulla sua fronte.
Tornati al punto di partenza, vicino al parcheggio trovammo un bar. Lì prendemmo una buonissima cioccolata calda e i baristi diedero del ghiaccio e delle pomate a Saverio e a Francesca per far cessare il dolore.
A. S. 1H scuola V. Betteloni VR


   apr 17

LA SCUOLA CHE VORREI

Mi piacerebbe che la scuola fosse su una nave da crociera e che avesse varie attrazioni con cui divertirsi, ma allo stesso tempo studiando.
Vorrei che ci fossero solo tre ore al giorno e per quattro giorni di lezione anziché cinque e che si facessero all’aria aperta quando il tempo lo permette .
Le mie materie preferite sono ginnastica, tedesco e storia e ogni giorno mi piacerebbe che ci fossero queste materie.
In questa nave desidererei che ci fossero un’aula Lim, una biblioteca, una palestra e un’aula di informatica e infine le cose meno importanti come un campo da calcio, una discoteca, una sala giochi, una piscina, vari ristoranti e un parco dove passare il tempo quando non si sa cosa fare.
In questa scuola vorrei che si introducesse storia moderna: ad esempio lo studio della vita politica e la crisi economica di adesso, questo tema sarebbe molto interessante, in futuro ne parleranno sicuramente.
Spero nel cambiamento dell’istituzione nell’ambito scolastico e che cambi assolutamente la forma di governo perché così non si può più andare avanti.
In questa scuola dopo solo cinque anni si prende una laurea specifica che ci darebbe l’opportunità di lavorare dove vogliamo noi.
Mi piacerebbe che noi potessimo comandare sugli insegnanti e dare note se non insegnano bene; il diritto di cacciarli via dalla scuola o portarli in cucina a pelare patate, insomma che fossimo noi quelli che comandano nella scuola senza che nessuno avesse il diritto di punirci; al contrario saremmo noi a punire gli altri.
Il bello di questa scuola è che ci sarebbero poche ore e fortunatamente le mie preferite.
Il mio sogno è di sostituirmi al ministro attuale e di fare contento ogni alunno, perché la ministra Gelmini è stata veramente troppo severa.
Ha fatto dei brutti cambiamenti nell’ambito scolastico; non lo dico perchè non mi piace la scuola ma sono sincero, è davvero troppo severa.
A. F. 3F scuola V. Betteloni VR


   apr 16

Estate 2007. Sicilia Nord orientale.

Era un pomeriggio di fine estate, uno di quelli nei quali non esiste altro che la tranquillità di una spiaggia ormai quasi deserta. Giocavo tranquilla con mia madre e mio fratello, il sole brillava in un cielo blu assoluto, l’acqua era limpida e maestose piante di fichi d’india delineavano il confine tra la sabbia ancora calda e gli scogli bagnati dalle onde, quando all’improvviso la brezza confortevole che fino a poco prima mi accarezzava i capelli cessò di soffiare e un insopportabile vento caldo invase tutta la spiaggia.

Il mare,  coccolato da piccole onde d’improvviso cessò il suo moto e una calma quasi spettrale avvolse tutti noi.

 Immediatamente mia madre ordinò a mio fratello di uscire dall’acqua, in quanto nell’aria c’era un’insolita atmosfera tipo “la calma prima della tempesta” e infatti di lì a poco mio fratello iniziò a strillare: “mamma, mamma guarda, l’elicottero, c’è un elicottero!” mia madre, subito guardò il cielo e spiegò:“ Tesoro quello non è un elicottero bensì un Canadair della Guardia Forestale, lo usano per spegnere gli incendi dove non c’è acqua”. A quelle parole, io, stupita esclamai: “quindi da queste parti c’è un incendio?” “già” rispose pronta mia madre “e se lo seguiamo con lo sguardo capiamo anche dov’è!”.                     

Seguimmo per diversi minuti il volo del Canadair, mentre questo si dirigeva verso le colline e ciò fino a quando notammo del fumo salire da un boschetto poco lontano dalla casa dei miei zii.

 Mia madre impallidì e ci disse subito di preparaci. In brevissimo tempo eravamo già seduti sui sedili della nostra “ Panda”, mentre lei alla guida, nervosissima, armeggiava con il suo cellulare fin quando trovò il numero che stava cercando. Dall’altra parte il telefono squillò, una, tue, tre volte poi finalmente una voce rispose gracchiando un: “Pronto?”. Mia madre sorrise al pensiero che sua cugina stesse bene, poi rispose con voce preoccupata: “Ehi come state? Ho visto un Canadair della forestale venire dalle vostre parti… tutto bene?” la risposta dall’altra parte non si fece attendere, infatti si sentì la voce di Giuseppina che rispondeva: “Oh si tesoro! qui siamo molto preoccupati,  hai presente l’agriturismo vicino al bosco di nocciole? Beh sembra proprio che sia circondato dalle fiamme e io ho paura che possa arrivare anche qui e Antonio è andato ad aiutare quei poveretti!”                                                                                                                                                        Allora mia madre che si agitava ogni momento di più rispose: “tranquilla cara adesso vi veniamo a prendere e venite a casa nostra!” la conversazione durò ancora diversi minuti dove mia madre cercò di convincere sua cugina a passare la notte a casa nostra; intento in cui riuscì.

Nel frattempo avevamo iniziato a salire per le strette stradine che portavano a casa di Giuseppina, ma ad ogni chilometro però il paesaggio si faceva più sconcertante; i boschi verdi e rigogliosi che circondavano quei luoghi di collina erano imprigionati da un fumo nero che offuscava il sole, l’aria si faceva sempre più irrespirabile fino a negare il respiro. Mio fratello iniziò a tossire in modo convulsivo e mia madre preoccupata tirò su il finestrino mentre ripeteva quasi come una tiritera: “respira con calma Carlo, respira con calma” ma di tutto questo trambusto io non me ne curai più di tanto, ero troppo occupata ad osservare il fuoco che veloce e spietato divorava i boschi, e tutto ciò che sapeva di vita.

Il viaggio continuò per un periodo che sembrò un eternità poi, finalmente, arrivammo a destinazione.

Mia madre scese veloce dall’auto e corse verso la porta chiamando sua cugina a gran voce, passarono alcuni attimi poi finalmente Giuseppina e le sue due figlie, Erica e Ludovica, uscirono di casa; subito  abbracciarono mia madre come per cercare  conforto.

Il viaggio di ritorno fu un incubo, eravamo in sei in un auto da quattro, tutti attaccati e sudaticci; io per poco non scoppiai a piangere dal nervosismo,  infatti c’era Giuseppina che non la finiva più di raccontare di quanto avessero avuto paura e di suo marito che dopo essere andato a prestare aiuto non le aveva ancora dato sue notizie, mia madre che sterzava in maniera violenta, mio fratello che continuava a cantare le sigle dei suoi cartoni preferiti e il fumo dei boschi bruciati che mi irritava gli occhi a tal punto da farli lacrimare.                                                                                                                                    

Dopo questo infernale viaggio di circa mezz’ora arrivammo a casa nostra dove io mi catapultai immediatamente nella mia camera, lì scoppiai in uno pianto liberatorio, la tensione nell’aria era insostenibile  per una bambina di soli otto anni e questo mia madre lo sapeva, così, tra le altre cose, mi propose una bella doccia per riprendermi. Finita la doccia mi sentivo già meglio, ma purtroppo mi bastò affacciarmi al balcone per tornare a sentirmi male, i boschi che erano sempre stati rigogliosi in quelle colline che amavo osservare e nelle quali perdere lo sguardo, erano annientati e ora che il sole iniziava a calare l’ombra degli alberi ormai scheletrici si allungava sul terreno bruciato.

Passammo il resto della sera cambiando continuamente canale della televisione in cerca di telegiornali che parlassero dell’avvenuto. Ovunque scorrevano  immagini e servizi che descrivevano quanto fosse devastata tutta la Sicilia nord-orientale e informavano che per gli incendi l’autostrada era stata chiusa e  i treni fermati: le immagini erano a dir poco strazianti, la terra bruciata, gli alberi  spogli e quel paesaggio ormai spettrale metteva i brividi, ma ciò che ci colpì di più fu la notizia di vittime, lì, proprio dove lo zio Antonio era andato a dare una mano!  Quelle povere persone, tutte conosciute dai miei, erano rimaste intrappolate, senza via di scampo, in un fuoco troppo veloce, portato da un forte vento di scirocco.

 Ad interrompere i discorsi fu l’arrivo di mio nonno nella camera in cui eravamo tutti; appena lo vedemmo io e mio fratello gli corremmo incontro, lui ci abbracciò e ci sorrise, il suo sorriso fu la cosa più rassicurante di tutta la giornata. Subito dopo egli si diresse verso la mamma e insieme incominciarono a ragionare sul da farsi, io ero abbastanza stordita da tutta quella situazione e l’unica cosa che riuscii a capire fu il fatto che i miei volessero anticipare il volo per il rientro a Verona all’indomani pomeriggio visto che, se la situazione fosse peggiorata, anche gli aerei non avrebbero più potuto decollare.

Intanto ci mandarono a letto, mentre loro preparavano le valige.

 Quella notte mi sdraiai sul pavimento con solo il cuscino e addosso una canottiera; il caldo era davvero asfissiante e per di più dovevamo tenere le finestre chiuse per non far entrare il fumo, ma alla fine la stanchezza ebbe il sopravvento e mi addormentai.                                      

Mi svegliò un odore acre che aveva riempito la stanza e la voce preoccupata di mia madre nel salone,  che parlava con il nonno il quale cercava di calmarla; intorno a me solo fumo e oscurità, non si vedeva niente, mi diressi a carponi verso l’interruttore e accesi la luce; intorno a me solo fumo, gli occhi mi bruciavano più che mai e quasi non riuscivo a respirare,  strattonai mio fratello per svegliarlo poi corsi in bagno,  presi un asciugamano e lo bagnai,  come mi aveva insegnato la mia maestra di scienze,  quando a scuola avevamo parlato degli incendi,  poi corsi a spalancare la finestra della mia camera per far uscire il fumo ma quando tirai su la tapparella, scoprii che era proprio da lì che proveniva tutto il fumo, il bosco sotto casa nostra stava bruciando e tutta la linea dell’orizzonte,  dovunque volgessi lo sguardo,  era illuminata da fuochi.

Fuoco ovunque.

Allora corsi dai miei che discutevano animatamente sul balcone,  mi misi in ascolto e capii che il pullman del vicino,  parcheggiato sotto casa era probabilmente pieno di carburante e che se questi non lo avesse spostato, qualora le fiamme si fossero avvicinate  ancora al ciglio della strada, rischiava di esplodere, con grande pericolo per tutti.  Io guardavo dal balcone con il cuore pieno di angoscia, dopo pochi secondi che sembravano ore,  il vicino spostò il pullman,  ma solo un po’ più in dentro alla via,  perché dall’altra parte non poteva, essendo pericoloso per le fiamme che stavano avanzando. Poi, quest’ultimo si mise a parlare con Antonio,  avrei voluto ascoltare quello che dicevano ma mia madre,  con voce tra l’arrabbiato e il disperato,  mi gridò di seguirla. Salimmo le scale della nostra casa fino ad arrivare alla mansarda, lì ci aspettava Giuseppina con Carlo in braccio e le figlie accanto. Il mio fratellino piangeva e la zia era così agitata che non riusciva a calmarlo ma la più nervosa era mia madre che camminava in maniera isterica avanti e in dietro per tutta la mansardina, io che dal canto mio mi ero convinta che tutto questo era solo un brutto sogno, mi affacciai all’unica finestra  e stetti a guardare.                                                                                                                      Antonio chiamò i Pompieri e la Guardia Forestale e poi insieme a mio nonno scesero per unirsi ai vicini che cercavano di impedire l’avanzata del fuoco bagnando il ciglio della strada e gettando acqua sul confine del boschetto.

 Dopo un periodo di tempo imprecisato Antonio entrò tossendo nella mansarda in cui eravamo rifugiati. Ora c’eravamo tutti, anzi no, appena realizzai che mancava mio nonno, corsi quasi in lacrime dalla mamma e le chiesi dove era, ma lei troppo presa dai suoi pensieri non mi rispose.  Allora andai dalla zia che mi guardò per alcuni istanti poi tornò a calmare mio fratello, io ero sconcertata ma soprattutto spaventatissima! Le lacrime mi bagnavano il viso, ma non ci badavo più di tanto, mi accasciai tra i braccioli di una poltrona e stringendo forte la collanina che tenevo al collo e da cui non mi separavo mai chiusi gli occhi. Non so quanti minuti,  ore passarono  ma so che quando li riaprii ero tra le braccia di mio nonno, il fumo stava via via diminuendo e un sacco di persone vestite da pompieri si trovavano nel nostro giardino, non riuscivo a realizzare cosa fosse successo, ma la voce dei miei che mi dicevano che era tutto passato mi bastò per farmi richiudere gli occhi e così mi riaddormentai.                                                                                

La mattina successiva mi svegliò un forte chiacchiericcio proveniente dalla cucina così mi misi addosso i primi vestiti che trovai nell’armadio e mi diressi verso la stanza da cui proveniva quel gran vociare,  aprii la porta e davanti a me comparve una folla di persone tra cui alcune vestite da pompieri, al che mi tornarono in mente tutte le immagini della notte passata,  immagini che io credevo appartenessero ad un sogno!

Corsi ad abbracciare mia madre, feci colazione mentre osservavo tutte quelle persone sorseggiare il caffè e poi corsi fuori, volevo andare a vedere come stava il mio bosco, quello in cui avevo passato le vacanze più belle, quello dove avevo giocato per anni con i miei amici e i miei cugini inventando ogni sorta di avventura.

Andai a piedi nudi,  ma presto mi bloccai,  quello che vidi mi terrorizzò e le lacrime ancora una volta minacciarono i miei occhi pieni d’orrore.  Le foglie verdi non esistevano più,  né il tappeto d’erba morbida che era bello calpestare, adesso rimaneva solo terra e cenere, sembrava che gli scheletri neri degli alberi volessero toccare il cielo in cerca di pace, in un’aria ancora impregnata di fumo.      

Un anno dopo…

Finalmente di nuovo l’estate!

Appena arrivai nella mia casa in Sicilia, sistemai le mie cose e corsi subito nel mio bosco  per vedere come stava e rimasi con grande gioia piacevolmente sorpresa perché in quel bosco, che solo un anno prima era solo pura distruzione, adesso già crescevano piccoli germogli di nuovi alberi e alcune timide foglioline ricominciavano a spuntare.

Così meravigliata, mi sdraiai sul prato verde tenero che stava ancora cercando la forza per vivere, e con un sentimento di felicità  realizzai che tutto in natura prima o poi riesce a rinascere e superarsi.

                                                                                                       Anastasia Castellani – scuola media E. Pertini – Saval – classe 2D


   apr 16

RITROVAMENTO DEL CAGNOLINO

In un week-end estivo di circa cinque anni fa andai nel paese di Cerro per trovare mia nonna. Ero molto contento di andare a trovarla perché non la vedevo da molto tempo; inoltre avrei rivisto il suo cagnolino (che si chiama Jacky). In più lì si sta davvero bene perché in quelle località della Lessinia c’è molto più fresco di qua in città. In quella occasione erano venuti anche i miei cugini con i rispettivi genitori, nonché miei zii, e avremmo mangiato un delizioso manicaretto preparato da mia nonna per pranzo. Mentre lei cucinava io mi misi a giocare con i miei cuginetti e con Jacky: noi gli tiravamo la pallina e lui dopo averla mordicchiata un po’ ce la riportava per un nuovo lancio. Passò circa un’ oretta e la nonna ci chiamò per avvisarci che era pronto in tavola. Non vedevo l’ora di mangiare tutte quelle leccornie! Mangiammo tutti insieme e una volta finito di pranzare ci sedemmo per guardare un po’ di televisione. Poco dopo siccome eravamo stufi di passare tutto quel tempo davanti alla tv decidemmo di giocare ancora con Jacky. Lo chiamai per farlo venire in giardino ma lui non arrivava, quindi lo chiamai più volte ma ancora non rispondeva con il suo solito abbaio. Decisi allora di andare a cercarlo in casa nei posti in cui di solito si nasconde ma non lo trovai. Tutto preoccupato scesi le scale per avvisare i miei genitori e zii che il cane era scomparso e loro mi aiutarono a cercarlo per la casa ma non fu trovato neanche da loro; intanto era stata avvisata la nonna del fatto e addirittura scoppiò in lacrime come una bambina perché le era molto affezionata e pensò subito al peggio. A quel punto l’unica ipotesi plausibile era quella che fosse scappato dal giardinetto perché la recinzione aveva buchi molto larghi e forse era riuscito a passare attraverso uno di essi. Per ritrovarlo il prima possibile ci dividemmo in più gruppi e andammo a cercarlo per il paese. Io andai con mio papà: salimmo sul suo scooter e partimmo per la parte ovest del paese. Io ero molto dispiaciuto e avevo molta paura che fosse stato investito da qualche macchina visto che ormai era molte ore che non lo trovavamo e infatti mi scese qualche lacrima. Percorremmo il paese in lungo e in largo molte volte ma arrivavano buone notizie neanche dagli altri: nessuno ne aveva ancora trovato traccia. Ormai eravamo molto sconsolati e tristi quando decidemmo di riavviarci verso casa. Passammo davanti ad un parco ben lontano dalla nostra abitazione e mi continuava a rivenire in mente Jacky quando ne vidi uno che gli assomigliava molto. Osservai bene ma intorno non c’era alcun padrone quindi a quel punto lo riguardai meglio e mi accorsi che era proprio lui, Jacky! Urlai molto forte a mio padre: lui si fermò bruscamente e io asciugandomi le lacrime corsi a prenderlo. Era molto impaurito ma non aveva alcuna ferita, avvisammo anche gli altri e tornammo tutti a casa della nonna per poter festeggiare il suo ritrovamento. Anche la nonna era molto contenta e si mise subito a coccolarlo come un bambino.
Per fortuna questa vicenda finì bene e infatti ancora oggi la ricordo molto piacevolmente.
F. DF. Scuola V. Betteloni VR


   apr 16

UNA GIORNATA INDIMENTICABILE

Tutti noi abbiamo avuto una giornata indimenticabile, beh… questa è la mia:
tempo fa andai insieme ai miei genitori e amici in vacanza in Puglia per due settimane. Un giorno i miei amici ed io decidemmo di andare a costruirci un rifugio in mezzo al bosco. Ognuno ebbe qualche cosa da fare; io dovetti andare a prendere la legna, tagliarla e darla ad un mio compagno. Dopo circa 30 minuti mia madre ci chiamò per farci una sorpresa, cioè di andare all’acqua park. Partimmo immediatamente e appena arrivammo, ci volatilizzammo: io e due dei miei amici più grandi, andammo a fare gli scivoli vietati ai più piccoli, il più bello era pieno di curve nelle quali si rischiava di uscire dai bordi, la fine dello scivolo era a forma di half pipe (pista da skate). C’erano poi molte altre piscine coi gommoni e dato che eravamo in pochi prendemmo più gommoni possibili e creammo una torre nell’ acqua, ci infilammo all’interno di questa torre e giocammo agli auto-scontri. Verso il tardo pomeriggio tornammo a casa, cenammo ed andammo a fare un giro per il campeggio.
Questa giornata fu indimenticabile perchè ci divertimmo un mondo.
F. L. 3^F scuola V. Betteloni VR


   apr 16

PREGI, DIFETTI DI UNA PERSONALITÀ

Ognuno di noi ha pregi e difetti. Purtroppo spesso la quantità dei primi non è lontanamente paragonabile alla quantità dei secondi, forse perché la cosa che ci rimane più impressa di una persona quando smettiamo di frequentarla sono, appunto, le qualità negative.
Per cui, una persona che non mi vede da un po’ di tempo, dirà che sono molto impulsiva e che vado su tutte le furie molto più facilmente di altre; spero dica anche che sono simpatica, gentile e spiritosa, ma tutto è relativo.
Quindi, per quanto riguarda i miei difetti so benissimo che non va bene urlare dietro alla gente quando magari basterebbe semplicemente chiedere gentilmente….. Però la maggior parte delle volte che utilizzo la razionalità per chiedere a qualcuno di smettere, questo qualcuno non considera minimamente questa opzione e continua imperterrito a fare quello che stava facendo…. E allora esplodo, inizio a urlare e quella persona sembra accorgersi solo in quel momento, della mia esistenza, quindi tanto vale urlare in partenza così si risparmia tempo.
Con questo non voglio dire che non bisogna essere educati, poiché sono la prima a parlare quando uno si comporta da maleducato, ma certe volte ritengo assolutamente necessario un tono di voce alto, cosicché si capisca subito cosa voglio senza possibilità di dubbio e perdite di tempo; il fatto di alzare la voce ha anche il vantaggio di essere una buona valvola per liberarsi: bisogna pur sfogarsi in qualche modo! … e le urla sono il sistema più rapido.
Per quanto riguarda l’impulsività non la considero soltanto un difetto: certo, molte volte, se prima avessi pensato a quello che stavo per dire o fare, le cose sarebbero andate meglio, ma altre, il fatto di reagire subito senza pensare alle conseguenze (magari non proprio belle), mi ha aiutato a fare quello che nell’immediato era più utile o urgente fare.
Non mi considero una di quelle persone che non sanno decidere se prima non fanno la lista dei “pro e contro” ed elencato tutte le conseguenze e gli avvenimenti possibili nel raggio di cinque anni. Certamente è un modo di pensare proiettato al futuro, ma per quanto mi riguarda, il presente ha già abbastanza problemi senza doverci aggiungere anche quelli possibili futuri. Preferisco risolvere un problema per volta senza pormi troppe domande: per esempio, se nell’immediato, nella scelta tra bianco e nero mi sembra più giusto o utile il nero, scelgo quello. Magari non era la scelta più appropriata? Eh, pazienza, un bel lavaggio in candeggina ed ecco risolto il problema! Questo è l’esempio che uso di più per spiegare che, anche se con la mia impulsività a volte faccio scelte affrettate che si rivelano inadatte, si può sempre ripartire da zero e ottenere ciò che si vuole.
Sul punto dei pregi è tutto relativo: io mi considero spiritosa, gentile, con molto senso dell’umorismo e la capacità di sorpassare eventi e problemi che ad altri sembrano enormi con grande facilità, ma ognuno è libero di descrivermi come gli pare e piace, senza problemi e anzi se mi spiega anche il motivo della sua descrizione, sono ben felice di ascoltarlo. Ad esempio a molti, la mia capacità di sorpassare degli avvenimenti come se niente fosse, sembra menefreghismo e in effetti a prima vista può sembrare questo. Ma in realtà la verità è semplice: mi piace essere felice, sentirmi felice dentro e vedere gli altri che sorridono anche fuori dal mio piccolo mondo.
Se succede qualcosa di brutto a me, la prima cosa che faccio è un sorriso, perché è bello sapere che, anche se la situazione non è delle migliori, io posso sorridere per un miliardo di ragioni e voglio che anche gli altri se ne rendano conto. È come l’esempio del nero e del bianco: tutto si può ricominciare, rimediare o aggiustare. Sempre. Così anche quando una disgrazia non succede a me, ma a qualcun altro, ovviamente, cerco di partecipare al suo dolore, ma poi basta: bisogna tornare a sorridere, sempre. Perché non ha senso andare in “depressione perenne”, bisogna cercare di guardare avanti e il miglior modo per farlo è sorridere e sentirsi felici.
Quindi i miei pregi rappresentano me stessa: voglio essere felice e far sentire felici gli altri. Adoro ridere, anche per cose stupide e soprattutto adoro far ridere qualcuno e mettermi a ridere con lui, perché ridere in compagnia è la cosa più bella del mondo.
Mi piace sentirmi parte di un mondo felice, vedere la gente per strada e salutarla, ricevendo o dando un sorriso.
Mi piace parlare e che la gente venga a parlare da me per i suoi problemi e per espormi i suoi punti di vista.
Mi piace ascoltare, tutto e tutti perché è bello vedere come ci si può appassionare a qualcosa, anche se, in sé non mi interessa in modo particolare l’argomento della discussione.
Mi piace poter essere diversa da tutti e pensare che in tutto il mondo non troverò mai un’altra persona come quella incontrata oggi.
Mi piace viaggiare e vedere luoghi, culture differenti e scoprire come possiamo essere tutti uguali e tutti diversi, scoprire che quello che per me è scontato, per altri non lo è, scoprire i pensieri dei popoli più poveri perché molto spesso le popolazioni più arretrate, hanno un animo, un amore, una consapevolezza della vita e di quello che ci circonda maggiore di tutti noi, abitanti dei paesi sviluppati, messi assieme.
Mi piacciono… un sacco di altre cose che non posso scrivere perché non finirei più.
Questa la mia visione del mondo e il perché delle mie azioni e in conclusione la visione che ho di me stessa e quella che spero abbiano gli altri di me.
Perché come qualcuno ha detto: “RIDERE E’ IL SALE DELLA VITA”.
G. V. 3F scuola V. Betteloni VR


   apr 16

SARÀ SEMPRE AL SUO FIANCO…

Salve a tutti, sono una ragazza di quattordici anni e vorrei raccontare di un fatto, di una persona che non mi dimenticherò mai nella mia vita. Era l’estate del 2010 e mi trovavo in Romania. Sono andata con la mia famiglia a un matrimonio di un caro amico di mio padre, però questo matrimonio era in un’altra città, lontano da dove abitiamo. Io lì non conoscevo nessuno, tranne qualche zia e i miei genitori erano impegnati e io mi sono trovata un po’ sola. Visto che il viaggio è stato molto lungo, per la precisione dodici lunghe ore di macchina, abbiamo deciso di rimanere lì una settimana. Non mi sono divertita un granché, anzi non vedevo l’ora di ritornare a casa mia. Una sera siamo andati a casa di questi amici dei miei genitori, e lì viveva un’altra famiglia. Sono delle persone veramente per bene, gentili e parlare con loro era un piacere, sembrava che li conoscessimo da anni. Fino a che ad un tratto, dalla porta della cucina entrò una ragazza, un po’ più grande di me, forse con un anno o massimo due, era bellissima. Aveva un vestito lilla che arrivava fino a terra, ed era in carrozzina. Abbiamo cominciato a parlare e sembrava felice anzi lo era, non aveva le gambe ma per lei era lo stesso. Quando questa ragazza è andata via la madre ci raccontò la sua storia. Ha una malattia, le hanno amputato entrambe le gambe, e forse le toccheranno le braccia e ha delle fortissime crisi di nervi. Non so di che malattia si tratti, e non avevo neanche il coraggio di chiederlo. Questa donna stava piangendo, ed è normale, ma la ragazza era felice lo stesso. Se toccasse a me non so se potrei andare avanti, sarebbe forse più facile se fossi nata così, piuttosto che esserlo a causa una malattia. Stavo lì insieme a mia madre ad ascoltare tutto quello che diceva quella donna, con gli occhi lacrimanti. Non siamo restati lì molto, perché proprio quella sera siamo partiti. Il Natale scorso i miei genitori le hanno mandato dei regali, ma poco tempo dopo abbiamo ricevuto una chiamata da parte della madre che di informava che la ragazza era morta. Mia mamma è scoppiata a piangere, ma la mamma di lei ha detto che la vita va avanti lo stesso, e che sua figlia sarà sempre al suo fianco.
N.F. 3 F


   apr 16

CITTADINI ATTENTI ALL’AMBIENTE

Al giorno d’oggi i ragazzi della mia età compiono molte buona azioni, spesso senza rendersene conto. Questo è capitato anche a me.
Io certo non vado né a spegnere gli incendi né a salvare le persone nei dirupi però mi ritengo un bravo cittadino perché ci tengo alla natura e al mio paese.
Ad esempio ieri mi è capitato, uscendo con gli amici, che uno della mia compagnia ha buttato una cartina per terra. Io subito l’ho invitato a raccoglierla. Lui subito ha eseguito scusandosi. Oppure passando per un parco ho visto una fontana aperta e ricordandomi dei molti ragazzi in Africa, e non solo, che muoiono di sete mi sono affrettato a chiuderla. Non l’ho certo fatto per ricevere i complimenti dei miei amici, ma semplicemente per una mia convinzione personale. Secondo me queste sono le vere buone azioni, quelle che fai sapendo che nessuno mai lo saprà e lo fai solo per stare meglio dentro di te. Io mi sento un bravo cittadino anche quando faccio la raccolta differenziata, anche se a volte è un po’ scocciante separare da un semplice succo di frutta la cannuccia di plastica dalla scatola in carta. Lo faccio anche se mi sono giunte voci che poi tutti i materiali vengono buttati insieme nell’inceneritore di Ca’ del Bue. Io sono contro l’inceneritore perché noi a San Giovanni facciamo la raccolta differenziata porta a porta, quindi non c’è bisogno di bruciare i rifiuti ma basterebbe uno smaltimento a freddo. L’inceneritore espellerebbe un sacco di polveri nocive, che renderebbero l’aria irrespirabile.
Io comunque continuerò a provare a NON inquinare per il mio senso civico e non perché me lo dicono gli altri, continuerò a muovermi a piedi o in bicicletta al posto di usare la macchina, emettendo CO2.
L.F. 3^ F scuola V. Betteloni VR


   apr 16

DUE NONNI PER AMICI

Voglio raccontare di quando ho aiutato una signora anziana. E’ successo così: era il 15.03.2008, mi trovavo con alcuni miei amici a Verona e stavamo giocando a pallone quando abbiamo visto una signora che non conoscevamo scendere con il marito da una BMW. Era una coppia veramente bella da vedere, lui le teneva la mano e lei gli sorrideva, mi piacevano moltissimo. I due coniugi entrarono in un supermercato; entrammo anche noi perchè dovevamo comprare delle cose per i nostri genitori; a un certo punto li vedemmo al reparto pannolini (forse per il nipotino), lui voleva comprare quelli più a buon mercato mentre lei voleva comprare quelli più soffici, delicati, molto colorati e più cari.
Prese le nostre cose noi uscimmo; dopo circa mezz’ora furono anch’essi fuori dal supermercato e caricarono la spesa nella macchina. Abbiamo visto che non abitavano lontano dal negozio. Vidi che non riuscivano a portare la spesa in casa, noi ci offrimmo di portarla in casa al posto loro. Subito credo pensassero che fosse uno scherzo ma dopo qualche minuto accettarono.
Appena arrivati in casa loro, bella e grande, ci offrirono un tea e noi lo accettammo volentieri, dopo il tea giocammo tutti a briscola e loro ci batterono di “brutto”.
Il giorno stesso verso sera andai dal nonno e gli raccontai il fatto, lui disse “Sono proprio fiero di te”, dopo quella frase mi sentii gratificato.
Quando ritornai a casa con il nonno raccontai “l’impresa” alla mamma che pensò a uno scherzo e non mi prese sul serio.
Il giorno seguente mia madre andò dai due vecchietti che confermarono la mia versione, allora la mamma chiamò i nonni che accorsero subito e si presentarono; i due vecchietti dissero a tutti quelli della mia famiglia che io ero un “ragazzo molto servizievole” .
Il giorno seguente invitammo Gaia (la vecchietta) e Beniamino (il vecchietto)a pranzare con noi nella casa in campagna. Essi accettarono e di buona mattina vennero con me nel fuoristrada, vecchio come la loro BMW, del nonno.
Arrivati a destinazione il nonno e il signor Beniamino si misero a fumare la pipa facendo, tutti e due, un piacevole profumo di mirtillo; parlavano anche delle loro auto invece le signore preparavano il pranzo. Dopo circa tre ore tornammo tutti a Verona, portammo Beniamino e Gaia alla loro casa, noi invece tornammo alla nostra; poco dopo io e il nonno uscimmo in bici per il nostro consueto giro.
Oggi Gaia e Beniamino sono nostri amici e li andiamo a trovare spesso.
A. G. scuola V. Betteloni VR


   apr 16

DISAVVENTURA IN BICI

Un giorno di cinque anni fa, mio papà andò con la bici, assieme ad un amico, sul Monte Carega, mentre il resto della famiglia andò alla festa di compleanno di un mio compagno di classe. Mio papà mi promise che, una volta terminato il giro, ci avrebbe raggiunti. Verso sera mio papà arrivò, ma con una brutta sorpresa: una ferita, lunga più o meno 5 cm., sulla testa con una vistosa perdita di sangue. Ci raccontò che, proprio sulla cima del monte, mentre stavano scendendo, la ruota anteriore prese un sasso, la bici si impennò, facendogli perdere il controllo, cadde in avanti, andando a sbattere con la testa su di un sasso appuntito. L’amico che era assieme a lui, lo soccorse immediatamente, cercando di tamponare la ferita. Riuscirono, comunque, a scendere dalla montagna ed a tornare a casa.

Successivamente, andò al pronto soccorso e gli diedero 4 punti sulla ferita e gli dissero che poteva considerarsi fortunato, poiché poteva procurarsi un taglio ben più profondo o una rottura ad un qualche osso della spalla o della gamba.

Da quella volta, mio padre imparò ad indossare sempre il casco ed a prestare più attenzione quando percorre sentieri sterrati .

M.V. 3 F V. Betteloni VR


   apr 16

Viaggio a New York

Lo scorso anno, a marzo, i miei genitori hanno fatto la sorpresa a me e a mio fratello, di portarci settimana negli stati uniti a New York, in compagnia di un’ altra famiglia di amici, conosciuti nell’ambito sportivo del basket.

Già l’idea solo di partire per gli stati uniti mi emozionava ma …

New York..è New York !!

Siamo partiti da Verona , abbiamo cambiato aereo a Roma imbarcandoci sul volo diretto a N.Y. Arrivati all ‘aeroporto, abbiamo preso un taxi, che probabilmente ci ha anche imbrogliato sulla tariffa, e ci siamo diretti verso l’ hotel che si trovava a Time Square, il cuore della Grande Mela.

A mano a mano che ci si avvicinava spuntavano ovunque grattacieli giganteschi illuminati e costruzioni di tutte le dimensioni…. SONO ARRIVATO!!!!NON è UN SOGNO!!!

Il primo giorno facevamo molta fatica a rimanere svegli a causa del fuso orario però, col passare del tempo, ci siamo abituati e perfettamente ambientati.

Una cosa che mi ha colpito di questa magnifica città sono stati i negozi che, a differenza dell’ Italia, rimanevano aperti 24 ore su 24.Non chiudevano mai. INCREDIBILE!!

L’emozione più grande l’ho provata quando sono entrato nel tempio della pallacanestro americana, il Madison Square Garden. La gente, le luci, il canto della solista che ha intonato l’inno nazionale americano hanno reso magica ed indimenticabile una semplice partita di basket.

Non da meno è stata la visita all’ Empire State Building. Soffrendo di vertigini non volevo salire 87 piani con un semplice, ma velocissimo ascensore.

Alla fine mi sono fatto coraggio ed ho deciso di salire per non rinunciare a questa grandiosa esperienza.

Nella ressa delle persone, tra controlli con i metal detector e vigilanti che ti indirizzavano verso i vari ingressi,mi sono ritrovato dentro l’ascensore di destra, mentre tutta la mia famiglia era salita dalla parte opposta.

Nel mio ascensore c’erano solo turisti cinesi e francesi che mi parlavano lingue a me sconosciute.

Che paura!

Che figuraccia!!!

Nel giro di pochi secondi, però, magicamente si è aperta la porta e mi sono ritrovato in cima al palazzo più alto della città, davanti ad uno spettacolo di incredibile bellezza, tanto da dimenticare che soffrivo di vertigini.

È stata una delle cose più emozionanti della mia vita…e pensare che non volevo neanche salire!!!!

Per questo motivo mi sento di ringraziare i miei genitori che, ogni volta che mi trovo ad affrontare qualcosa di nuovo e difficile, mi spronano a provare …perchè molto probabilmente ne vale sempre la pena.

P.B. 3F V. Betteloni VR


   apr 16

FLUSSO DI COSCIENZA

Finalmente avevo finito di scrivere il testo per “il rumore della foresta” un concorso organizzato dalla scuola Marconi e pensai di inviarlo al mio prof. il giorno dopo, che era l’ ultimo giorno di scuola prima delle vacanze pasquali, infatti a scuola dissi al professore che gliel’ avrei inviato al pomeriggio. Al pomeriggio avevo l’ allenamento di basket e l’ allenatore aveva detto a ognuno di noi di portare qualcosa per un rinfresco dopo l’ allenamento, ognuno portò qualcosa e facemmo il rinfresco ma quando tornai a casa avevo tanti pensieri per la testa e mi dimenticai di inviare il testo al prof., me ne ricordai il giorno dopo quando su facebook un mio compagno di classe mi chiese se avevo inviato il testo e io subito mi resi conto che non l’ avevo inviato e allora mi misi subito al lavoro: aprii la mail, digitai l’ e-mail e la password, feci invia e-mail, digitai la mail del prof. e quando feci allega documento scoprii che il testo non c’ era più, guardai nei documenti recenti e c’ era, allora provai ad aprirlo e uscì una finestra che mi diceva che non riusciva a trovare il documento allora inviai un messaggio al prof. con scritto che non riuscivo a inviargli il testo. Il giorno dopo controllai se aveva risposto ma niente e quando mia mamma arrivò a casa mi disse che saremmo partiti per il mare così preparai la valigia e la sera quando arrivò mio padre partimmo e passammo Pasqua e Pasquetta al mare e lunedì quando tornai controllai la mail ,ma il prof non aveva risposto e oggi martedì ho scoperto che mio papà aveva cancellato il testo e adesso lo sto riscrivendo proprio in questo momento non sapevo cosa scrivere ma grazie a questo fatto ho trovato uno spunto per scrivere questo testo….in fondo non é stato proprio una cosa negativa che mio papà abbia cancellato questo testo.

S.B. 3F V. Betteloni VR


   apr 16

L’UCCELLINO SCAPPATO

Era un pomeriggio come tanti altri, mia nonna mi aveva incaricato di fare una commissione e come al solito facevo una sfida con me stesso per arrivare quanto prima a casa. Il mio ultimo record era di 5 minuti e 32 secondi. Andai ad aprire il cancello, inforcai la vecchia Graziella di colore blu e mezza arrugginita, guardai l’ora, aspettai lo scoccare del minuto e partii a tutta velocità giù per la piccola discesa.
La bici faceva il solito vecchio cigolio, ma niente poteva fermarmi. Feci la rotonda a tutta velocità, visto che non c’erano macchine e mi lancia verso il senso unico pur sapendo di andare nel senso sbagliato. Superai il cancello dove c’erano i cani, pero’ non li sentii abbaiare perché andavo troppo veloce e dopo due curve arrivai finalmente a destinazione. Girai la bici e tornai in dietro facendo un pezzo di salita. Stavo per girare e tornate nella strada che avevo precorso prima, ma mi trovai la strada sbarrata da un piccolo uccellino che cinguettava vivacemente, mi avvicinai piano ma non si alzava in volo. Allora presi un sacchetto di nylon per non fargli prendere il mio odore con l’ intenzione di portalo a casa, ma mi accorsi ben presto che non avrebbe potuto nemmeno respirare in quel posto. Quindi decisi di lasciarlo nel giardino di una casa vicino al luogo dove l’avevo trovato. Forse la mamma lo avrebbe trovato e nutrito comunque, forse sarebbe diventato autosufficiente, ma una cosa e certa gli ho regalato una possibilità in più di sopravvivere e ne sono felice.
A.Z. 3F V. Betteloni  VR


   apr 16

Racconto di un viaggio

Siamo partiti la mattina dalla stazione Porta Nuova di Verona con il treno per Monaco, dopo un viaggio durato più di sei ore e mezza siamo arrivati a Monaco. Scesi dal treno abbiamo aspettato per un ora il treno che ci ha portato a Stoccarda; dove ci aspettava mio papà che si trovava lì per lavoro. Si trovava lì grazie a un progetto europeo Leonardo, che offre la possibilità di lavorare all’estero per sei mesi. Mio papà ha insegnato per sei mesi alla Hochschule für Musik und Darstellende Kunst, l’università della musica e delle arti rappresentative. Appena arrivati, siamo andati al ristorante perché in treno avevamo mangiato poco. Il giorno dopo abbiamo girato la città con la metropolitana e con gli autobus, una cosa che ho notato è che a Stoccarda vi sono più linee della metropolitana che degli autobus e molta gente si muove con la bicicletta e a piedi. In Germania ogni città grande ha due tipi di metropolitane l’U-bahn che copre soprattutto la città e il centro mentre l’S-bahn, che viaggia anche in superficie, raggiunge i paesi vicini.

Il primo giorno siamo stati alla Stadtgalerie dove mia mamma si è divertita molto mentre io e mia sorella un po’ meno. Nel pomeriggio siamo stati al museo della Mercedes-Benz dove abbiamo imparato la storia della Mercedes. È stato sicuramente il museo più bello mai visto in vita mia c’erano tanti mezzi di trasporto dalle auto da corsa agli autobus.

Il secondo giorno a Stoccarda siamo andati alla torre della televisione da cui si vede tutta la città e anche se il cielo era nebbioso si poteva ammirare un panorama stupendo. Dopo la visita alla torre della televisione siamo tornati nel centro storico e, prenotato un tavolo a un ristorante per la sera, siamo andati in giro per la città.

Il terzo giorno siamo andati allo zoo, dove mia sorella si è divertita molto perché ha visto animali che non conosceva. Sinceramente a me gli zoo fanno venire tristezza perché non mi piace vedere gli animali chiusi in una gabbia.

Quella sera siamo andati in uno dei più lussuosi ristoranti di Stoccarda dove abbiamo mangiato benissimo e abbiamo pagato molto.

Il giorno del ritorno è stato il peggiore: il mio cellulare era scarico quindi non potevo ascoltare la musica e il treno è arrivato in ritardo alla stazione di Verona. Adesso mio papà è tornato a casa e un po’ mi dispiace perché con la scusa di andarlo a trovare ogni volta che ero a casa da scuola durante le feste andavamo a Stoccarda.

P.R. 3F V. Betteloni VR


   apr 16

MIA MAMMA

La mamma stava compilando l’iscrizione per la scuola superiore mentre io la stavo guardando con un’aria di disprezzo. Perchè lei non mi lasciava la parola e non ascoltava il mio punto di vista, quindi non mi andava proprio di andar d’accordo con lei. Non capivo il fatto di dover scegliere una scuola che desiderava lei e non io. La trovavo una cosa ingiustissima e insensata perchè alla fine a scuola ci dovrò andare io e non lei. Quindi per sistemare la situazione decisi di discuterne seriamente con lei. Le spiegai che dalla vita ho aspettative differenti dalle sue e che deve accettare le mie decisioni, qualunque esse siano. Mi guardò con un’aria strana, restò trenta secondi in silenzio fissandomi. Poi riprese e disse che lei sa com’è la vita, e che io la devo ascoltare, e che sicuramente fa le scelte migliori per me e in tutto quello in cui si intromette lo fa solo ed esclusivamente per il mio bene. Ma io questa cosa la sapevo benissimo, e non c’era bisogno che me la ripetesse. E poi non mi sembrava un fatto valido per farmi condizionare da lei nelle mie scelte, soprattutto su questa che è importantissima, e credo che dentro di lei sapesse alla perfezione che non si procedeva così in queste situazioni; quindi cercò di capirmi e di comprendere il perchè delle mie scelte, accettandole. Mi calmai e sospirai. Poi la ringraziai di essersi impegnata a capirmi, ad aiutarmi a sostenermi e ad essermi accanto. Mi accorsi che mi aveva messa alla prova in un certo senso per vedere se sono sicura delle mie scelte, se non le rimpiangerò, se sono proprio queste le cose che veramente voglio, e se mi renderanno felici. Risposi di sì con la testa, mi guardò sorridendo, mi prese in braccio e mi disse che era contenta per me e mi avrebbe aiutata. Che dire, la mia è una mamma fantastica e unica. Anche se principalmente mi ha obbligato a fare certe scelte, mi è bastato discuterci e mi ha compresa.

A.C. 3F V.Betteloni VR


   apr 16

OBIETTIVO : RITORNO A CASA

ra un sabato, vigilia di Pasqua del 2010 e stavo tornando con i miei genitori da un’escursione all’Alpe di Siusi in provincia di Bolzano; sembrava un tranquillo rientro da una gita come tante altre.

Eravamo in autostrada, non c’era molto traffico e mio papà stava effettuando una manovra di sorpasso, quando all’improvviso si accese una spia gialla sul cruscotto dell’auto, il motore si spense e pian piano l’auto cominciò a rallentare fino a bloccarsi; mi sembrava che il cuore mi si fosse fermato a causa dell’improvviso arresto dell’auto; fortunatamente mio papà riuscì a spostarsi nella corsia d’emergenza.

In quel momento, nonostante i tentativi di rassicurarmi dei miei genitori, fui preso dal panico anche perché stava cominciando ad imbrunire e non sapevamo di preciso cosa fare per tornare a casa. Allora mio papà decise di chiamare il soccorso ACI di Rovereto e io mi chiesi: “Come avrebbe potuto trovarci il carro attrezzi in quell’autostrada e soprattutto al buio?”

I minuti non sembravano passare mai e del carro attrezzi non si vedeva neanche l’ombra ….. noi avevamo i lampeggianti accesi già da parecchio tempo. Quando tutto sembrava perduto spuntarono da lontano i fari del fatidico mezzo di soccorso. Tirai un sospiro di sollievo e l’autista, dopo essersi scusato per il ritardo, iniziò le manovre per caricare l’auto e anche noi, che salimmo sul carro attrezzi. Ero salito fino a quel momento su vari mezzi di trasporto, ma su un carro attrezzi mai!

Ma l’avventura non era ancora finita perché l’auto venne portata in una carrozzeria di Rovereto. A quel punto cosa potevamo fare visto che il nostro mezzo di trasporto era inutilizzabile? Avevamo chiamato mio nonno perché ci venisse a prendere, ma nessuno rispondeva al telefono di casa e lui il cellulare di solito lo tiene spento ….. mi sembrava che questa giornata non finisse mai ed il mio unico obiettivo era di tornare a casa il più presto possibile. Decidemmo quindi di chiamare un taxi e anche questo sembrava non arrivare mai! Tra me e me dissi che eravamo proprio sfortunati quel giorno.

Alla fine il taxi arrivò e dopo una ora di viaggio finalmente eravamo vicini a casa; ci aspettava però una bella “spennata”, infatti l’importo sul tassametro continuava a salire … arrivammo a 250 euro, tanto che la mamma chiese all’autista di fermarsi al bancomat per lasciarla prelevare i soldi.

Finalmente arrivammo a casa e fui davvero felice perché fino ad un paio di ore prima avevo pensato di non poterci tornare per un po’.

OBIETTIVO RITORNO A CASA RAGGIUNTO !

L. R. 1^ H scuola V. Betteloni VR


   apr 16

DALLE MALATTIE SI GUARISCE!!

Sette anni fa, quando la mia mamma aveva trentasette anni, un giorno andò dal medico perché le era sorto un fastidioso dolore al collo.

Il dottore le disse che era meglio fare un risonanza magnetica, lei la prenotò immediatamente ma comunque non gliela fecero subito; trascorse così tre giorni in ansia.

Arrivò il giorno tanto atteso, la mattina alle nove la mamma entrò in clinica, le fecero una risonanza magnetica, poi uscì in corridoio a sedersi e attese venti minuti per conoscere il risultato dell’esame.

Passato quell’arco di tempo che sembrava una eternità, arrivò il medico e con una faccia dispiaciuta e disse : “ Mi dispiace molto signora, lei ha una malattia seria al collo ma si può curare”: la mamma sbiancò in faccia e il dottore aggiunse: “ Devo aggiungere che si deve operare al più presto, quindi io le consiglierei di andare nell’ospedale di un’altra città perché qui non abbiamo posti a disposizione.” La mamma si spaventò e volle chiamare sua mamma. Andò nel parcheggio dell’ospedale per recuperare la macchina, spinse l’acceleratore e via… partì per ritornare a casa.

Tornata a casa si sfogò quindi con la nonna, e le raccontò dettagliatamente come erano andate le cose.

La nonna cercava di convincere la mamma che sarebbe andato tutto per il verso giusto, ma lei stessa aveva comunque molta paura anche se non lo faceva notare, proprio per dare sostegno morale alla figlia.

Qualche minuto dopo la nonna disse a mia mamma: “ Forza, andiamo a vedere se sulla rubrica telefonica c’è il numero della clinica della città di M. così prenotiamo l’operazione e comunque non ti preoccupare per i figli: a loro ci penso io!”

La nonna e la mamma telefonarono alla clinica che fissò con loro un appuntamento la settimana successiva.

La mamma nel frattempo continuava a pensare: “Ma se non riescono guarirmi? ”

Quando ci pensava scoppiava in una valanga di lacrime, chiusa in camera sua. Al contrario,

quando c’eravamo io e mio fratello A., si tratteneva e ci sorrideva per non farci capire che soffriva e il dolore che provava.

Passò una settimana e un giorno la mamma partì molto presto per andare a M.

Arrivata lì, preoccupatissima, andò a cambiarsi per mettersi la camicia da notte che doveva usare durante il ricovero, in seguito, dopo essersi cambiata, si distese sul letto a riflettere, dieci minuti dopo arrivò l’infermiera a prenderla. Lei, ansiosa, disse tra sé e sé : “ Sì, posso farcela!”:

Entrò in sala operatoria e l’infermiera la fece accomodare sul lettino e le disse con aria serena:

“Andrà tutto bene, stia tranquilla” L’anestesista la addormentò e da quel momento incominciò l’operazione.

Otto ore dopo l’intervento finì, e il medico con un grande sorriso le disse: “Signora si svegli! Si svegli!” Quando la mamma aprì gli occhi, le disse: “L’operazione è andata bene, adesso non ha più niente!”.

La mamma con 39 di febbre, ritornò a casa e la prima cosa che fece quando fu arrivata a Verona, fu di venire ad abbracciare me e A. con affetto e amore. Così si risolse tutto per il meglio.

S. 1^H scuola V. Betteloni


   apr 16

RACCONTO DI UNA GIORNATA INIZIATA MALE E FINITA BENE

Due anni fa, ho partecipato ad una gara di karate che all’inizio non era andata bene ma poi si concluse con una piacevole sorpresa.

Ora vi racconto: quel giorno ero molto emozionato, come sempre quando faccio le gare.

La gara si divideva in kata (combattimento immaginario) e kumite (combattimento con avversario).

Nel kata che è la parte del karate che mi piace meno, non ho ottenuto un punteggio molto alto e ci sono rimasto male. L’unica mia speranza per poter classificarmi era il kumite. Dopo aver vinto un combattimento e pareggiato altri due, il mio punteggio non mi ha permesso di accedere alla fase succesiva, così sono andato nello spogliatoio a cambiarmi, ero arrabbiato. Dopo essere uscito dallo spogliatoio, mi ha chiamato l’allenatore dicendomi di mettermi subito il kimono perche’ ero stato ripescato e che la gara non era ancora finita. Durante il primo combattimento non pensavo di vincere, ma poi ho sconfitto sia quelli del primo che quelli del secondo turno. Sono riuscito ad andare in finale e così sono arrivato terzo. E’ stata una giornata piena di emozioni.

B. F. 1^H scuola V. Betteloni VR


   apr 16

L’ATTACCO DELLA MEDUSA

Fortunatamente non mi è mai successo nulla di molto pericoloso, perché la mia vita è abbastanza tranquilla e cerco di non mettermi nei guai; tuttavia qualcosa da scrivere l’ho trovato, anche se può essere considerato una sciocchezza, ma è l’unico avvenimento in cui io mi sia trovata in una situazione abbastanza pericolosa.

Due anni fa durante l’estate ero andata al mare con la mia famiglia, là mi divertivo molto finché un giorno…

Era una giornata afosa e la spiaggia era piena di bagnanti, dopo un po’ di ore trascorse dalla colazione decisi che per rinfrescarmi avrei fatto un bel bagno lungo.

Dopo esser entrata in acqua sentii che era molto calda e quindi forse non mi sarei proprio rinfrescata, ma ormai ero dentro e non avevo intenzione di ritornare all’ombrellone; cercai un punto dove l’acqua fosse abbastanza profonda, ma allo stesso tempo potessi toccare il fondo e quando lo trovai subito sentii qualcosa che mi pungeva e che mi dava delle mini-scosse elettriche in più punti del braccio destro. Uscii subito dall’acqua e raccontai cosa avevo sentito alla mamma: pensavo fossero meduse e i miei sospetti si rivelarono fondati!

Su tutto il braccio erano apparsi dei puntini rossi che bruciavano e facevano prurito; corsi dal bagnino il quale mi diede dell’ammoniaca da mettere sulla parte che mi faceva male. Anche dopo aver messo il medicinale sentivo un forte prurito e il desiderio di grattarmi, ma appena mi toccavo il braccio faceva ancora più male.

Tornata a casa la mamma cercò di alleviare il dolore fasciando il braccio, però anche così non risolvevo molto.

Più tardi la mamma decise di andare in farmacia per chiedere altri prodotti e, poiché era sabato e il traffico poteva bloccare l’unica strada che collegava i vari paesini, decise di andare in bici, lungo la pista ciclabile.

Aspettai con ansia il suo ritorno perché quel braccio mi impediva di fare qualsiasi cosa.

Grazie a creme e cremine tutto tornò a posto, però mi rifiutai di entrare in acqua per almeno una settimana e solo la pazienza della mamma mi convinse, piano, piano a toccare il mare: ero terrorizzata all’idea che quei mostriciattoli trasparenti mi si avvicinassero.

Ora che ci penso, un po’ mi viene da ridere, lo confesso: quando ho sentito qualcosa che mi toccava sono fuggita a gambe levate…

V. T. 1^ H scuola V. Betteloni VR


   apr 16

LA SIGARETTA

Un giorno quando avevo cinque anni mio papà entrò in un bar a fumare. Quando l’ebbe terminata, pose la sigaretta sul portacenere. Io, incosciente del fatto che mio padre aveva appena messo della cenere in quel contenitore, la ingoiai. I miei genitori, essendo preoccupati, mi portarono all’ospedale. Qui, i medici dissero ai miei genitori che non era niente di grave perchè ne avevo ingoiato una piccola dose. Da quel giorno mio padre non fumò più perchè aveva paura che suo figlio ingoiasse un’altra volta la cenere della sigaretta.
S. S. 1^H scuola V. Betteloni VR


   apr 16

UN SOGNO

Era una sera di Agosto, io, mia mamma e mio papà eravamo tornati dalle vacanze. Dopo aver parcheggiato la macchina nel cortile, finché i miei genitori scaricavano le valigie, vidi il movimento furtivo di una chioma bionda muoversi nella penombra dietro il muro del garage. Ad un tratto vidi un signore portare su dalla salita del garage una bicicletta molto bella (e che avevo già visto). Io lo guardai con occhi sospettosi. Lui mi sorrise ma non era un sorriso normale; era quel sorriso maligno come se lui mi dicesse: <>.
Io presi paura. Ad un tratto vidi un altro signore dai capelli lunghi e biondi, come quelli che avevo visto prima, dire al signore precedente:<>. Subito dopo dovetti andare a dormire.
Il dì seguente incontrammo il nostro vicino di casa che stava andando a fare denuncia dai carabinieri perché qualcuno aveva rubato la sua bicicletta e quella di sua moglie. Così appena arrivata a casa raccontai tutto a mia mamma.
Lei e papà mi portarono dai carabinieri per fare l’identikit dei due malfattori.
Ma proprio finché aspettavo che i miei genitori prendessero l’auto dal garage arrivò il malfattore biondo che mi chiuse la bocca con la mano e mi prese per un braccio quando d’un tratto spuntò mio papà con una bottiglia di vetro in mano e…PAM! gliela diede in testa ed il malfattore svenne.
Quando si risvegliò si ritrovò dai carabinieri e fu costretto a confessare tutto. Così i carabinieri arrestarono anche l’altro complice ( quel tipo losco che mi aveva sorriso malignamente ).
Quando ad un tratto mi svegliai… Era tutto un sogno!

NONOSTANTE QUESTO FOSSE UN SOGNO, ESSO MI HA INSEGNATO A NON FIDARMI MAI DELLE PERSONE CHE NON CONOSCO.

C. S. 1^H scuola V. Betteloni VR


   apr 16

TENTATIVO DI FURTO IN VACANZA

n’ estate di 3 anni fa,  io e la mia famiglia eravamo andati in vacanza al mare  a S. Maria al Bagno in provincia di Lecce. Una sera alle 23.00 c’ eravamo addormentati tutti quanti ma mio fratello si svegliò e vide una persona che si stava arrampicando sul muro, corse in camera dei miei genitori per dirgli quello che aveva appena visto. Mio papà si svegliò e gridò, pure mia mamma si mise a gridare e venne subito nella mia stanza, mi prese, e con mio fratello uscimmo dalla porta principale, il ladro, con un altro salto, scappò. Arrivarono i vicini allarmati dalle grida, poi la Polizia. Eravamo tutti molto spaventati, ma per fortuna finì tutto senza nessuna conseguenza.
L. R. 1^H scuola V. Betteloni VR


   apr 16

ABO, questo sconosciuto !!!!

Durante i primi giorni di vita del bambino si possono verificare tre fenomeni diversi: l’ittero fisiologico, l’ittero da latte materno e l’ittero da incompatibilità tra i globuli rossi della mamma e quelli del piccolino. Questi fenomeni provocano nel bambino la colorazione giallastra della pelle e degli occhi. Il colore giallo è dovuto all’ accumulo nel sangue di una sostanza chiamata bilirubina a causa del fegato, che non funziona ancora perfettamente. Questo è “l’ittero fisiologico” che non causa problemi.
Altre volte invece l’ittero è dovuto all’incompatibilità ABO fra madre e figlio e quindi la bilirubina raggiunge concentrazioni molto elevate, causando danni ai tessuti cerebrali con conseguenze alle funzioni motorie. I livelli della bilirubina possono raggiungere e superare i 20 mg per cento cc di sangue. Questo costituisce un pericolo per il neonato che allora viene sottoposto a “fototerapia”: la luce azzurra è capace di far abbassare la bilirubina e farla eliminare in fretta dall’organismo.

Perchè so tutte queste cose ? Perchè me le ha spiegate la mia mamma, raccontandomi di quando è nata mia sorella.
Alla nascita di Elena, i miei genitori ebbero un grosso spavento: Elena continuava a dormire, non succhiava il latte e non bagnava di conseguenza il pannolino. Mia mamma lo segnalò al nido di pediatria. L’infermiera portò la bambina in reparto per farle delle analisi. Il valore della bilirubina era pari a 19 mg (per 100 cc di sangue) !!!! L’infermiera della neonatologia portò mia sorella in incubatrice per la fototerapia con la luce azzurra, capace di far abbassare i valori della bilirubina. I miei genitori chiesero informazioni al pediatra: solo allora seppero dell’incompatibilità AB0 (Elena ha gruppo sanguigno A+, la mia mamma 0+). Mia madre pretese di conoscere la conseguenza più grave, che poteva accadere alla piccola. I medici la tranquillizzarono, perchè i valori non erano saliti oltre il limite di 20/21 mg, quando c’è il rischio di danni al cervello e quindi alle funzioni motorie. Mia madre dovette portare il suo latte per qualche giorno in terapia intensiva, dove veniva conservato e versato nei biberon per alimentare Elena. I valori pian piano si abbassarono e rimasero stabili sotto i 14 mg per 100 cc di sangue; mia sorella finalmente uscì da terapia intensiva e venne finalmente a casa.
La mia mamma per molto tempo si chiese se, senza la sua segnalazione, qualcuno si sarebbe mai accorto del “PROBLEMA” e rimase a lungo con questo dubbio. Si documentò su vari testi e con diversi pediatri sull’argomento, che fino ad allora non conosceva.
Elena iniziò a camminare a nove mesi; voleva a tutti i costi corrermi dietro !!!
Mia madre solo allora fece un bel respiro di sollievo !!!
R. M. 1°H scuola V. Betteloni VR


   apr 16

INCIDENTE TRA BICICLETTE

ualche volta ci troviamo in situazioni pericolose che non dipendono dalla nostra volontà, altre volte invece siamo noi stessi a creare circostanze rischiose. Un paio d’anni fa anch’io, a causa del mio carattere orgoglioso, ho rischiato di fare seriamente male a me stesso e a mia mamma.
Stavamo facendo un giro in bicicletta e il tempo trascorreva tranquillo: troppo tranquillo… Ormai era un’ora che pedalavamo e mi stavo annoiando un po’; allora proposi a mia mamma una gara. Eravamo al piazzale della fiera e prima di partire concessi alla mia “avversaria” un po’ di vantaggio. Partimmo: stavo andando al massimo delle mie potenzialità, ma anche mia mamma ce la stava mettendo tutta, tanto che era vicina al traguardo: mi stava battendo! Quando me ne resi conto il mio orgoglio scavalcò la ragione e mi misi ad inseguirla come un treno impazzito. Le ero vicinissimo e anche l’angusto arrivo era ormai prossimo, così da incosciente accelerai ulteriormente e sulla linea del traguardo mi schiantai contro mia mamma. Cademmo entrambi rovinosamente, e in quel momento mi pentii di quello che avevo fatto. Io e mia mamma uscimmo dall’incidente con qualche botta e sbucciatura, e con tanta paura addosso e io mi presi una bella sgridata.
Da questa esperienza ho imparato a controllare i miei impulsi agonistici quando la situazione può diventare troppo pericolosa.
N. A. 1^H scuola V. Betteloni VR


   apr 16

IL RUMORE DELLA FORESTA

Molti miei compagni hanno mille storie da scrivere, che li riguardano tutte direttamente. Io non sono una di quelle persone che ha avuto, finora, un’esistenza piena di avventure: non mi sono mai rotta nulla, non sono mai svenuta, non ho mai passato la notte in ospedale… Niente. So che è strano, infatti ho fatto molta fatica a trovare un racconto adatto all’occasione, ma alla fine ho capito qual è quello giusto. Quella che sto per raccontare è una storia vera, accaduta alla mia famiglia. Non è un racconto che narra una vicenda che ha uno svolgimento, ma è più un’insieme di fatti correlati dallo stesso filo conduttore.
È un brano piuttosto serio e che può far riflettere su tanti aspetti che possono apparire negativi, o brutti: la morte, la tristezza, il dolore… Ma sono emozioni e avvenimenti che fanno parte della vita di tutti i giorni e, almeno una volta nella vita, capita di provarli.
A volte succede in tarda età, altre volte avviene prima come nel mio caso.

Mio nonno è morto quasi sette mesi fa. Tutta la mia famiglia ne ha sofferto moltissimo.
Alla mia nonna, tutt’oggi, ogni volta che si parla di lui, vengono le lacrime agli occhi. So quanto le manca, e credo che per lei sia stata una perdita enorme. La mia mamma, invece, cerca di contenersi un po’ di più: è una persona forte, perciò trattiene le lacrime.
Il mio nonno era malato da molto tempo, ed è morto proprio per questo. Soffriva da anni, ma non l’ha mai dato a vedere, almeno non davanti a me e a mia sorella. Esprimeva la propria sofferenza soltanto quando noi non c’eravamo: sapevamo che non stava bene, nonostante i suoi sforzi, e l’abbiamo visto più volte rimanere in ospedale anche per settimane.
La vicenda, per come l’ho raccontata finora, sembra soltanto negativa: in realtà ha anche un lato positivo.
Il nonno era molto triste e ora, da lassù, è più sereno. Di solito sono cose che si dicono ai bambini piccoli per non farli piangere, ma io penso sia vero. Se il Paradiso esiste davvero, credo che il nonno ci sia e stia molto bene.
Per chi pensa che il Paradiso non esista, allora non so dove possa alloggiare ora.
Per tutte le famiglie alle quali viene a mancare una persona cara, penso valga la stessa identica cosa: sembra che tutto non possa andare peggio, che la propria vita stia andando a rotoli e che non succederà più nulla che potrà tirarle su di morale.
In realtà, accade sempre qualcosa che permette a tutti di ritrovarsi e di capire cosa si deve fare. C’è sempre la convinzione, e la quasi certezza, che chi ci ha lasciato sia felice e possa trovare di nuovo la pace.
Almeno, per me è valso ciò che ho detto. Sono riuscita e superare questo brutto colpo grazie a questo pensiero.
L’insegnamento che si può ricavare da questa storia è che tutto può migliorare, anche se tutti i pronostici sostengono il contrario.

Il mio racconto per “Il rumore della foresta” ha l’intento di essere utile a tutti coloro che sono nella mia stessa situazione e hanno bisogno di un po’ di sostegno e di conforto. È molto difficile superare una situazione così brutta, ma col tempo ci si riesce.
Spero di essere riuscita nella mia intenzione.

Tutto torna sempre a splendere dopo una pioggia, per quanto amara possa essere. La luce torna sempre a trionfare dopo il buio, come la felicità fa lo stesso sul dolore.

Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce… Stavolta non è così.
S. M. 1^H scuola V. Betteloni VR